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Bezos contro Biden: l’inflazione non è un problema di Amazon

Bezos


Roma, 3 lug – Sono stati giorni di botta e risposta tra Biden e Jeff Bezos sul tema tasse ed economia. A fare da miccia alla querelle un tweet dello scorso 14 maggio in cui il presidente degli Stati Uniti affermava: “Volete far scendere l’inflazione? Allora assicuriamoci che le aziende più ricche paghino il giusto”. 

Bezos vs Biden

Il cinguettio non è piaciuto al fondatore di Amazon che ha subito replicato: “Va bene discutere sull’aumento delle tasse per le imprese. È essenziale discutere su come domare l’inflazione. Ma mescolare insieme i due temi è solo un depistaggio e sanno che l’inflazione colpisce chi ha più bisogno. I sindacati non causano l’inflazione e neanche i ricchi”, ha continuato Bezos, che ha poi dato l’affondo con una critica verso l’amministrazione Biden: “Ricordate che l’amministrazione ha cercato di aggiungere altri 3.500 miliardi di dollari di spese federali. Non ci sono riusciti ma se l’avessero fatto l’inflazione sarebbe ancora più alta oggi”. La Casa Bianca ha quindi replicato: “Non serve molto per capire il perché uno degli uomini più ricchi del pianeta si oppone a un’agenda economica per la classe media”, ha affermato il vice portavoce della Casa Bianca Andrew Bates. E non sorprende – ha aggiunto – che il tweet sia “arrivato dopo che il presidente ha incontrato i sindacati, incluso quello di Amazon“. 

Inflazione e tasse

Ma la dura polemica non accenna a fermarsi e stavolta scende sul tema carburante. Jeff Bezos è tornato a criticare il presidente degli Stati Uniti per le sue dichiarazioni sull’inflazione negli Usa: questa volta se la prende con le parole del presidente che aveva chiesto alle società che gestiscono i distributori di benzina di ridurre il prezzo in vista delle vacanze del 4 luglio. “L’inflazione è un problema troppo importante perché la Casa Bianca continui a fare dichiarazioni come questa”, ha scritto Bezos su Twitter. “O è un errore di direzione o un profondo malinteso delle dinamiche di mercato di base”, aggiunge il fondatore di Amazon. Insomma, il fondatore di Amazon – l’uomo che ha visto i suoi guadagni triplicare negli anni della pandemia – non sembra voler criticare le ragioni dell’inflazione ma le misure di salvaguardia per i ceti medi, per una ragione squisitamente politica, dato che Biden tra una gaffe e l’altra ha dato una spallata importante alla multinazionale. Infatti, aveva appena ricevuto il pieno supporto del presidente il sindacato dei lavoratori di Amazon, l’Amazon Labor Union, una rappresentanza unitaria da sempre osteggiata dal colosso americano dell’e-commerce ma che ha messo a segno una storica vittoria nella sede logistica di Amazon a Staten Island, New York. I dipendenti del magazzino hanno infatti votato a grande maggioranza per l’adesione all’Amazon Labor Union. E intervenendo alla conferenza nazionale dei sindacati dei costruttori del Nord America (Building Trades Unions), Biden ha salutato la notizia: “La scelta di unirsi a un sindacato appartiene solo ai lavoratori. A proposito: Amazon, attenzione, stiamo arrivando”.

Sergio Filacchioni

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2 Commenti

  1. Amazon sì, Amazon no, ma intanto i cadaveri (uomini e le loro idee), a causa dell’ accentramento global-totalizzante commerciale restano cadaveri e nessuno è in grado di resuscitarli o favorirne degli emuli; quindi resta un gioco tra potenti, arroganti, presuntuosi e schiavi alias yes-men loro!

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