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Artur Mas, leader degli indipendentisti catalani

Barcellona, 4 gen – La vittoria del leader degli indipendentisti catalani, Artur Mas, insieme alla frammentazione emersa a seguito delle elezioni nazionali del 20 dicembre, sembrava poter dare alla Catalogna un doppio vantaggio sul quale costruire le proprie speranze di staccarsi definitivamente da Madrid. Speranze che, con il tempo, vanno sempre più affievolendosi. Fino quasi a ridurle al lumicino.

Lo scorso 27 settembre, Artur Mas, alla guida del raggruppamento Junts Pel Sì, insieme gli altri movimenti indipendenti avevano ottenuto una storica maggioranza al parlamento della Generalitat, con 72 seggi su 135. Abbastanza, si ipotizzava, per avviare le tanto sbandierate procedure che avrebbero portato la Catalogna a separarsi dalla Spagna. L’amalgama non è però riuscito: il fronte degli indipendentisti è tenuto insieme solo dal moto dell’autonomia, differendo pressoché su tutti gli altri punti programmatici. La rottura si è infatti avuta fra Mas, afferente ad un centrodestra liberale, e la sinistra anticapitalista di Candidatura d’unitat popular (Cup). Sarebbe bastato l’appoggio di due loro consiglieri – insieme all’astensione degli altri 8 sui 10 eletti totali – per dare il via libera a Mas come presidente della regione. All’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di ottenere un voto favorevole, l’esecutivo in pectore ha però visto negarsi la fiducia per soli 4 voti.

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A pesare è proprio il “No” della sinistra radicale, che ha interrotto le trattative con gli altri partiti dopo essersi scontrata sul tema dell’austerità che Mas, presidente dal 2011, ha portato avanti fino ad oggi. Margini per ricucire lo strappo ed eventualmente superare l’impasse non sembrano però, al momento, essercene: il Cup – peraltro spaccato a metà al suo interno – potrebbe accettare un soggetto diverso per la presidenza, da parte sua la coalizione di Junts Pel Sì (forte anche dei suoi 62 seggi) ha posto come condizione non negoziabile proprio il nome di Mas.

La situazione è quindi di stallo totale. Di governi all’orizzonte – e con una stabile e compatta maggioranza, altro elemento da non sottovalutare dato che la strada verso l’indipendenza non sarà certo agevole – non se vedono, fatti salvi colpi di scena al momento improbabile. Sic rebus stantibus sarebbe la fine politica di Artur Mas, incapace di coalizzare attorno alla sua figura i numeri necessari. E, forse, anche del progetto indipendentista della Catalogna.

Roberto Derta

 

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