africa 1Roma, 7 gen – Dopo i gravissimi fatti di Colonia ora, finalmente, tutta l’Europa si interroga sulle difficoltà di integrazione di milioni di “profughi” africani giunti in Europa. Le violenze di Colonia sono stati un amaro risveglio per chi negli scorsi mesi ha speso migliaia di parole in favore dell’accoglienza generalizzata di milioni di persone provenienti da aree culturali radicalmente differenti dalla nostra. Gli stranieri presenti in massa nel nostro continente, purtroppo, sono inclini a commettere atti di violenza sessuale (come ormai è statisticamente acclarato) ed è bene che iniziamo a prendere coscienza di questo gravissimo problema.

Nel 2011 il ministero degli Interni rendeva noto che degli 8.845 stupratori individuati, il 39% erano stranieri. Dunque il 2,2 x 1000 degli italiani, statisticamente, è incline a commettere illeciti sessuali (2 criminali sessuali ogni 10.000 italiani). Negli stranieri, invece, il tasso di criminalità sessuale è del 19,5 x 1000 (20 criminali sessuali ogni 10.000 stranieri).

In Sud Africa vengono denunciati oltre 50.000 stupri all’anno. Ed il numero di violenze di anno in anno cresce esponenzialmente. Il governo stima che il 10% delle giovani studentesse abbia subito uno stupro, è che i responsabili delle violenze contro le giovanissime siano per lo più i loro insegnanti. Nel mirino degli stupratori, inoltre, finiscono molto spesso coppie di giovani lesbiche. Si parla in questi casi di “stupri correttivi”, in quanto gli stupratori spesso sono animati dall’intento di rendere eterosessuali le povere vittime. Lo stato africano del Lesotho vanta il numero più alto di stupri al mondo. Nel Congo dell’ex Ministro Kyenge lo stupro è pratica quotidiana e praticamente non sanzionata. Nell’ottobre del 2015 il processo contro un gruppo di militari resosi responsabile di uno stupro di massa nella cittadina di Minova, ove furono brutalizzate anche delle bambine di sei anni, si è concluso, praticamente, con un nulla di fatto. In Somalia, complice anche la guerra, gli stupri aumentano di circa mille casi all’anno, in maniera costante. Le cose non vanno meglio nemmeno in Nigeria, Guinea, Camerun etc.

Purtroppo in Africa il numero reale degli stupri è di gran lunga superiore a quelli denunciati. In moltissime aree rurali e periferiche gli stupri non vengono denunciati perché manca una qualsivoglia forma di tutela per le donne vittime dei crimini ed inoltre le famiglie non hanno alcun interesse a rendere noto che un loro membro è stata vittima di una violenza sessuale.

Ma dove nasce tutta questa violenza? I sociologi e gli antropologi politicamente corretti sono in evidente imbarazzo quando si parla degli stupri africani. Infatti, la scriminante della povertà che viene spesso utilizzata per giustificare i violenti crimini che vengono commessi in Africa non può spiegare la commissione di un crimine con il quale non si persegue alcuna finalità economica. Perché, quindi, gli africani mostrano questa “inclinazione” a praticare abusi sessuali? Innanzi tutto non si deve dimenticare che l’Africa negli ultimi 50 anni ha subito trasformazioni epocali. In un brevissimo lasso di tempo quasi tutti i gruppi etnici africani sono passati da uno stile di vita tradizionale, ad uno moderno simile a quello occidentale. Il passaggio non è stato certo privo di traumi e gli effetti collaterali sono numerosissimi. Gli africani , raggruppati in piccolo gruppi familiari e clan hanno praticato sino all’altro ieri una agricoltura di sussistenza, micro allevamento e la caccia. Tutta la vita degli africani ruotava, quindi, intorno ai cicli stagionali della natura, ai periodi della semina e del raccolto, alle migrazioni e spostamenti dei grossi mammiferi. La sopravvivenza del gruppo era legata, inoltre, al reperimento di forza lavoro mediante la procreazione.

La cultura africana così fortemente attaccata alla “terra” e ai suoi generosi frutti, ha elaborato una cultura volta a promuovere e a ricercare la fertilità e la fecondità. Le donne giravano a seno scoperto, la poligamia era (ed è!) diffusa a tutte le latitudini e le giovani vergini, così come le più mature matrone, nelle feste per la semina erano solite ballare nude nei campi al fine di procurare fertilità alla terra e assicurare un ricco raccolto. L’ordine africano è stato spazzato via dall’imposizione di modelli e costumi europei. Gli inglesi, ad esempio, in Sudan e Kenya provarono a convertire gli autoctoni ai loro costumi puritani e castigati obbligando le donne a coprire i loro seni, in Sud Africa la poligamia è stata bandita dopo la soppressione dei Bantustan voluta da Mandela, l’antica organizzazione sociale dei clan familiari è entrata in crisi anche a causa della sempre più crescente alfabetizzazione e sradicamento dei giovani dai villaggi. Il difficile e arbitrario innesto dei costumi occidentali e l’abbandono di quelli tradizionali ha creato un ibridismo culturale deleterio, che ha privato della propria cultura e della propria identità milioni di africani. Sulle pagine di questo quotidiano abbiamo già accennato a questo argomento, parlando del Regno dello Swaziland e al mantenimento da parte del piccolo stato sudafricano di una cultura e struttura sociale autenticamente africana, che ha permesso e sta permettendo agli swazi di vivere, pur tra mille difficoltà economiche, in armonia.

Quanto detto qui sopra c’entra qualcosa con i fatti di Colonia? Sì e no. È evidente che abbiamo nei nostri confini milioni di persone con una cultura radicalmente diversa dalla nostra che difficilmente riusciremo ad integrare, dato che sappiamo già bene quali sono i frutti avvelenati dall’ibridismo culturale e non credo che si voglia sprofondare, per salvare il salvabile, in un relativismo giuridico folle e insensato che preveda regole e norme diverse per ciascuna etnia presente in Europa. D’altro canto qui si è parlato dell’Africa nera, mentre gli stupratori di Colonia erano nordafricani, arabi. Già, come arabi erano gli stupratori di piazza Tahrir al Cairo. La famosa piazza delle manifestazioni di massa della capitale dell’Egitto è stato il luogo in cui dal 2011 ad oggi, proprio durante le manifestazioni, sono stati commessi numerosi stupri di gruppo. Persino due giornaliste occidentali furono violentate. Forse prima di accogliere milioni di stranieri, sarebbe il caso di capire se e come possono essere integrati, al fine di preservare il nostro stile di vita ed evitare, anche, di riempire le nostre nazioni di soggetti culturalmente incompatibili con il nostro mondo.

Federico Depetris

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