Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 feb – La “questione africana” a margine dell’epidemia di coronavirus è quello che gli anglosassoni definirebbero “An elephant in the room”, “un elefante nella stanza”; un’espressione tipica della lingua inglese per indicare un problema che pur essendo noto, viene deliberatamente ignorato o minimizzato. 

L’allarme dei ricercatori africani

Nonostante i buonisti insistano con il sostenere che non vi è alcuna emergenza africana dal momento che i dati ufficiali sul coronavirus non comprendono, per ora, il Continente Nero, l’allarme esiste e viene lanciato proprio dai ricercatori africani: se nessun Paese è tra quelli infetti dal coronavirus, “non è perché nessuno è infetto, ma perché quasi nessuno è in grado di diagnosticarlo“, dichiara a LeMonde Amadou Alpha Sall, virologo e vicedirettore dell’Istituto Pasteur di Dakar (Ipd), Senegal. Mancano gli strumenti diagnostici, quindi: per quanto ne sappiamo, il 2019-nCoV potrebbe già essersi diffuso senza che nessuno riesca effettivamente a verificarlo.

Nessun rimpatrio 

La grave carenza sanitaria è dimostrata dal fatto che i cittadini senegalesi non saranno “per il momento” rimpatriati dalla città cinese di Wuhan, epicentro dell’epidemia di 2019-nCoV. Lo ha annunciato il 3 febbraio il presidente Macky Sall, riferendosi alla “logistica completamente fuori dalla portata del Senegal”. Ma se il Paese sembra essere in difficoltà rispetto a Mauritania, a Marocco o a Algeria, che hanno già iniziato a rimpatriare i propri connazionali, è nella capitale senegalese che si sta organizzando la risposta scientifica africana all’epidemia. Solo due stabilimenti sono infatti in grado di diagnosticare il coronavirus: l’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili (Nicd), in Sudafrica e l’Ipd in Senegal.

Un seminario continentale

Qualcosa si sta muovendo quindi: da giovedì a sabato scorso, l’Ipd ha ospitato rappresentanti di laboratorio da quindici Paesi per un seminario di formazione continentale: tre dal Maghreb (Egitto, Marocco, Tunisia), altrettanti dall’Africa orientale (Etiopia, Kenya, Uganda) e Africa centrale (Camerun, Gabon, Repubblica Democratica del Congo), cinque dell’Africa occidentale (Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Nigeria, Senegal) e una dell’Africa meridionale (Zambia). Scopo del seminario, di consentire la formazione di personale di laboratorio in grado di effettuare la diagnosi del coronavirus.

Il virus arriverà

I virologi africani non hanno dubbi: “Prevediamo che il virus arriverà sul continente, poiché l’esperienza dimostra che le infezioni respiratorie di questa natura si diffondono molto rapidamente”, ha affermato il dott. Ousmane Faye, capo del dipartimento di virologia. Campioni di casi sospetti sono già stati inviati all’Ipd dai Paesi confinanti con il Senegal, ma finora – pare – nessuno è risultato positivo.

Cristina Gauri

2 Commenti