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Roma, 28 apr – Circa 3mila morti nelle ultime 24 ore e 350mila contagi ogni giorno. I dati ufficiali del ministero della Salute ci dicono che il Covid ha causato in India 201.187 morti. Numeri senza alcun dubbio drammatici, peraltro sottostimati secondo alcuni esperti. “È un completo massacro di dati”, dice al New York Times Bhramar Mukherjee, epidemiologa dell’Università del Michigan, che studia la situazione epidemiologia del subcontinente. “In base a tutti i modelli che abbiamo realizzato, crediamo che il vero numero di morti sia fra le due e le cinque volte superiore a quello ufficiale”. E dire che fino a qualche settimana fa molti osservatori ritenevano che l’India avesse quasi raggiunto l’immunità di gregge, avviandosi verso l’uscita dalla pandemia. Tutto il contrario, adesso i riflettori dei media internazionali sono puntati sulla “più grande democrazia del mondo”, che a breve dovrebbe superare la Cina per numero di abitanti.

Cosa succede in India

Questa improvvisa ondata di contagi è di per sé drammatica e al contempo spaventosa per chi la osserva da lontano, nel timore di veder dilagare la variante indiana del Covid. Le immagini che circolano in rete non possono poi che allarmare ancora di più. Dagli ospedali rimasti senza ossigeno agli obitori pullulanti di cadaveri, dai contagiati sdraiati sui marciapiedi ai posti di terapia intensiva oramai esauriti. L’intero sistema sanitario indiano è pressoché al collasso, sconquassato da tagli, malagestione, corruzione. Con la conseguente incapacità di far fronte a qualsivoglia epidemia.

Chi è stato anche solo una volta in India, fuori dagli scintillanti palazzi istituzionali di Nuova Delhi e dalle futuristiche strutture hi-tech di Bangalore, sa bene però che tenere in ordine la società indiana è cosa ardua. Non solo per via dei rituali bagni nel Gange e delle cerimonie sacre a cui partecipano migliaia di fedeli, Covid o non Covid. L’India è una pleiade di fiumi di fango e rifiuti. E’ ammantata da detriti di vite povere, sporche e aggrappate a tradizioni che si incuneano nel caos dell’industria metropolitana. Ritualità vive negli altarini dei risciò, nelle eccentriche api Piaggio trasformate in economici taxi cittadini, nei templi minuscoli disseminati nelle periferie urbane.

E’ un continuo rincorrersi di opposti, che mostra quiete e bolgia, l’ascesi dei sadu e gli assordanti clacson metropolitani, la musica dei sitar e i videoclip made in Bollywood. Un eterno dualismo che avvolge e sconvolge. E che sì, genera pure il diffondersi di malattie di ogni sorta. Anche per questo – al di là delle omissioni governative – è impensabile sapere con esattezza di cosa si muore in India e dunque quante siano davvero le vittime causate dal coronavirus.

I dati (ufficiali) sui contagi

Eppure, per quanto parziali essi siano, dobbiamo confrontarci con i dati. Se osservati attentamente osserviamo allora che l’India, incredibile ma vero, non è affatto tra i primi posti dei Paesi più colpiti dal Covid. Prendiamo la classifica della Johns Hopkins University riguardante le venti nazioni più colpite in base al numero di vittime per 100 casi confermati per 100mila abitanti. Ecco, se osserviamo il tasso di mortalità scopriamo che l’India è al 19esimo posto. Le prime cinque posizioni sono occupate da Messico, Ungheria, Perù, Italia e Iran. Stessa cosa per quanto riguarda il numero di morti ogni 100 mila abitanti, l’India è sempre al 19esimo posto. Le prime cinque nazioni, in questo caso, sono: Ungheria (272.52), Italia (197.75), Brasile (185.17), Perù (183.71) e Stati Uniti (174.32). E’ bene ribadire che molto probabilmente i dati indiani andranno rivisti, ma questi al momento sono quelli ufficiali.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. C’è bisogno che qualche magistrato incominci ad analizzare seriamente questi dati e chiederne conto a chi strumentalizza, enfatizza e terrorizza per finii politici.

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