Copenaghen, 11 ott – In molte città danesi la situazione è diventata ormai ingestibile. Stiamo parlando, ovviamente, dei ghetti etnici o “società parallele”. Si tratta di ampi quartieri a maggioranza immigrata e ad alto tasso di criminalità, in cui la polizia locale non può più entrare se non con un dispiegamento di forze imponente. Sono porzioni di territorio da cui i nativi sono fuggiti e che di fatto sono state sottratte alla sovranità dello Stato. Per questo vengono chiamate “società parallele”: qui vigono altre regole, altre leggi, altri codici di comportamento.

I dati in proposito sono allarmanti: il Ministero per le Infrastrutture ha parlato di almeno 25 zone ghettizzate. Qui vivono in maggioranza immigrati provenienti da Paesi extra-europei e i tassi di analfabetismo, disoccupazione, microcriminalità, possesso illegale di armi e stupefacenti sono elevatissimi. E, naturalmente, gli episodi di violenza sono in continua crescita: nei primi sette mesi del 2017 si sono già registrate più sparatorie tra bande rivali di immigrati che in tutto il 2016.

Di fronte a questo stato di cose ormai ingestibile, il Governo sta pensando di correre ai ripari. Il premier Rasmussen ha infatti annunciato la prossima nascita di una commissione che valuterà possibili provvedimenti per porre fine a questo far west. Rasmussen, inoltre, si è lamentato esplicitamente delle politiche di integrazione, sinora fallimentari e talmente pressanti da mandare in secondo piano quelle che dovrebbero essere le vere priorità del Paese: “Se facciamo un passo in avanti, subito ne facciamo uno indietro. Un giorno discutiamo sul divieto del burka, e il giorno dopo sulle scuole musulmane”. Insomma, anche la Danimarca ha scoperto che l’immigrazione massiccia, in fondo, non è poi un grande affare.

Federico Pagi

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9 Commenti

  1. Tra non molto tempo anche quel che resta dell’Italia si troverà nella stessa condizione. Viva i falsi buonisti viva chi predica l’accoglienza.

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