Washington, 20 ago – Continuano ad emergere nuovi elementi sulla vita del miliardario Jeffrey Epstein, suicidatosi in circostanze misteriose nel carcere di New York dove attendeva di testimoniare al processo che lo vedeva coinvolto per pedofilia e traffico di minori. Dalle carte processuali sarebbe emerso che al finanziere americano furono donate come “regalo di compleanno” tre ragazzine di 12 anni, sorelle provenienti da una famiglia disagiata e fatte arrivare appositamente in aereo da Parigi a New York dove il miliardario avrebbe abusato di loro.

Le accuse erano state mosse dalla principale accusatrice di Epstein, Virginia Roberts Giuffre, che sostiene di essere stata reclutata come “schiava del sesso” dal finanziere nel 1999, quando la ragazza aveva solo 15 anni. Le giovanissime francesi erano un “regalo” da parte di un amico francese di Epstein, Jean-Luc Brunel. “Jeffrey si vantò, dopo aver fatto sesso con loro, del fatto che avevano 12 anni ed erano state fatte venire dalla Francia perché la loro famiglia, molto povera, aveva bisogno di denaro”, sostiene la Giuffre, che afferma di aver visto le tre ragazzine con i propri occhi e di aver sentito il finanziere descrivere come le tre francesi lo avessero masturbato e gli avessero praticato del sesso orale.  Furono fatte tornare in Francia il giorno dopo. Brunel, 72 anni, talent-scout di modelle, nega ogni accusa. Ma a Parigi – dove Epstein aveva anche un appartamento – sono già scattate delle indagini.

Altre accuse rivolte a Epstein e Brunel riguardano come i due reclutassero schiave sessuali — rigorosamente minorenni — dal Sud America e dall’Europa dell’Est. Il finanziere investì un milione di dollari per lanciare l’agenzia di modelle MC2 di Brunel, con sede a Miami, in cambio di una “fornitura” costante di giovanissime. Brunel forniva loro permessi di soggiorno falsi ed Epstein le ospitava nel suo appartamento a Manhattan, dove le costringeva a pagare l’affitto obbligandole a lavorare prostituendosi o girando film pornografici.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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