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Roma, 19 mag – Definire drammatico il bilancio degli incessanti bombardamenti di Israele su Gaza sarebbe un eufemismo. Come reso noto dal ministero della Sanità della Striscia, in meno di dieci giorni nel lembo di terra palestinese sono rimaste uccise 219 persone, di cui 63 bambini, 36 donne e 16 anziani. Mentre il numero di feriti è salito nelle ultime ore a 1.530. Una carneficina che fino a pochi anni fa buona parte dei media europei avrebbe avuto il coraggio di definire tale. Oggi no, pochi aprono gli occhi e denunciano, timorosi forse di essere bollati con i soliti epiteti che vengono rifilati a chiunque osa criticare il modus operandi israeliano.

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Il lassismo italiano e le mosse francesi

E in tutto questo spicca il lassismo della politica estera italiana, incapace anche solo di evocare le vette della moderazione diplomatica raggiunte negli anni Ottanta. Adesso, in Medio Oriente come in Libia, quel ruolo cardine svolto dall’Italia lo sta svolgendo la Francia. Prova ne è la risoluzione presentata ieri all’Onu da Parigi, in coordinamento con Egitto e Giordania. Una proposta arrivata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove gli Stati Uniti bloccano da giorni una dichiarazione sul conflitto. “E’ giunto il momento di un cessate il fuoco e il Consiglio di sicurezza Onu deve prendere in mano la questione”, fa sapere l’Eliseo. Parole che possono suonare blande, eppure sono le uniche al momento in grado di influenzare un minimo le mosse di Tel Aviv.

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Così Israele valuta una “tregua”

Adesso infatti Israele sta valutando le condizioni per una “tregua”. Nel frattempo è altamente probabile che le bombe colpiranno altri civili inermi, ma almeno si intravede per la prima volta un minimo di luce in fondo al tunnel. “Stiamo studiando la questione del momento opportuno per un cessate il fuoco”, però “ci prepariamo a diversi giorni” di operazioni supplementari, dicono fonti militari israeliane a France Presse. Perché Tel Aviv sta verificando se ha “raggiunto gli obiettivi”, fanno sapere le stesse fonti. “Non siamo con il cronometro in mano ma vogliamo piuttosto raggiungere gli obiettivi dell’operazione”, ribadisce il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. “Precedenti operazioni – specifica – sono durate un periodo prolungato. Per questo non è ancora possibile stabilire la durata di questa operazione”. Tuttavia, al di là delle parole ancora parzialmente infuocate, il premier israeliano ha pure informato per la prima volta che Tel Aviv sta cercando di “ottenere uno stato di deterrenza contro Hamas per porre fine ai combattimenti”. Tra le righe, spira un leggerissimo vento di pace.

Eugenio Palazzini

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