Hitler aveva l'atomicaRoma,1 mar – È l’autunno del 1944, le armate tedesche perdono terreno in entrambi i fronti contro le forze alleate ad occidente e contro le truppe di Stalin ad oriente, queste avanzano senza sosta e adesso minacciano seriamente di violare i confini della Germania, portando così la guerra dalle rovine di Stalingrado e di Parigi nei villaggi e nelle città tedesche. Nonostante la teutonica resistenza, le forze dell’asse, a corto di uomini e di risorse, hanno bisogno di un miracolo per ribaltare le sorti della guerra, o meglio di un’arma miracolosa, la cosiddetta “Wunderwaffen”. La Germania, nelle fasi finali del conflitto, fece grandi progressi dal punto di vista tecnologico-militare, infatti sono stati elaborati nuovi tipi di carri, come il riuscitissimo Panther, e di fucili, come il famoso Stg44 (precursore del moderno kalashnikov). Ma le vere invenzioni capaci di far impallidire gli alleati furono i razzi v1, che dal settembre del 1944 cominciarono a piovere costantemente su Londra, capitale dell’impero britannico, e soprattutto l’arma di distruzione di massa per eccellenza: la bomba nucleare.

Un rapporto siglato da numerosi agenti dei servizi segreti americani (OSS) e britannici (MI6), accompagnato dalla testimonianza di quattro scienziati tedeschi, sostiene che la Germania non ha mai portato a termine un programma nucleare vero e proprio, anche se erano giunti alla conclusione che l’arma era costruibile e che poteva essere impiegata contro il nemico. La testimonianza dei quattro scienziati tedeschi fa inoltre menzione ad un incontro segreto, avvenuto nel 1943, tra Adolf Hitler ed Albert Speer, architetto e ministro degli armamenti del Reich: l’incontro venne riportato come “Atomgipfel”, ovvero “vertice nucleare”. Quello che mancò agli scienziati tedeschi furono il tempo e le risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo, ossia quello di impiegare contro gli alleati e i sovietici l’arma. Tuttavia, secondo alcune fonti, e stando a quanto riportato dal sito difesaonline.it, nell’ottobre del 1944 i tedeschi arrivarono ad una tappa fondamentale per il progetto nucleare: ovvero testarono l’arma nei pressi di Ludwigslust, nella Germania settentrionale. A confermarlo sarebbero due registri di volo, esaminati solo al termine del conflitto. Il primo, di Hans Zinsser che in quel giorno era in volo lungo la zona del Meclemburgo, recita: ”I primi di ottobre del 1944 ero in volo a 12-15 km dalla stazione per i test nucleare nei pressi Ludwigslust, sud di Lubecca. Una nube a forma di fungo con sezione fluttuanti accompagnata da turbolenze si leva dal suolo fino ad un altezza di circa 7000 metri senza collegamenti apparenti oltre il punto in cui ha avuto luogo l’esplosione. Forti disturbi all’apparato elettronico rendono impossibile ogni comunicazione radio e impediscono la corretta consultazione della strumentazione di bordo”.

Secondo le stime effettuate, la nube causata dall’esplosione si sarebbe estesa per più di 10 km e, sia l’avvistamento che l’espansione della nube radioattiva, viene testimoniata da un altro registro di volo, effettuato circa un’ora più tardi da quello di Zinsser, che sembrerebbe confermare la presenza della nube. L’archivio contenente le due testimonianze custodisce anche quella del corrispondente italiano Luigi Romersa, inviato dal Duce per documentare l’effettiva esistenza di un’arma tedesca in grado di rovesciare le sorti della guerra. Oggi nel terreno di Ludwigslust non risultano esserci tracce di livelli, anche minimi, di radioattività, ma il fenomeno si può spiegare in quanto queste sono assenti anche ad Hiroshima e Nagasaki, oggi ricostruite ed abitate. Considerando la grande differenza in “chilotoni” (ovvero la quantità di energia liberata durante l’esplosione) tra le bombe “fat man” e “little boy” esplose nelle due città giapponesi e quella del test, decisamente meno potente, è possibile giustificare di conseguenza l’assenza di tracce radioattive nella cittadina tedesca.

La minaccia nucleare ed il pensiero che la Germania possedesse altre armi potentissime, di cui tanto parlava Hitler e soprattutto la propaganda di Goebbels, giustificano la corsa a Berlino degli alleati nella speranza di portare, nel più breve tempo possibile, alla capitolazione il Reich tedesco, scongiurando così il compimento e l’impiego delle tanto temute “Wunderwaffe”. Ma questo non fu l’unico motivo per cui gli alleati cercarono di concludere in fretta il conflitto, infatti a testimoniare la piena coscienza dell’esistenza di un progetto nucleare tedesco è il “progetto paperclip”, una operazione lanciata dagli Stati Uniti che a partire dal novembre del 1945 ha portato al reclutamento massiccio degli scienziati tedeschi coinvolti nel progetto nucleare del Reich, con il fine di sottrarli dalle mani dei sovietici, in un clima di piena Guerra Fredda.

Davide D’Anselmi

Commenti

commenti

1 commento

  1. Se i migliori scienziati ebrei non fossero stati costretti a lasciare la Germania nazista probabilmente anche Hitler avrebbe avuto la bomba atomica…e non giocattolini di cui nessuno ricorda l’esistenza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here