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Roma, 6 feb – È stato ufficialmente annullato, in Romania, il decreto sulla depenalizzazione dei reati riguardanti l’abuso di ufficio e di corruzione, proposto dai socialdemocratici guidati dal leader Sorin Grindeanu, eletto a Dicembre. Il governo romeno si era riunito ieri per deliberarne l’ufficialità, dopo le proteste che per cinque giorni hanno infiammato e messo in ginocchio l’intero paese. Quasi mezzo milione di persone sono scese nelle piazze delle maggiori città, circa 200mila solo nella capitale Bucarest. Klaus Iohannis, presidente della Nazione ed esponente del Partito Nazionale Liberale, si è schierato apertamente a favore dei manifestanti, scendendo in piazza per protestare con loro.

Si tratta della protesta più imponente della nazione, dopo la rivolta che nel 1989 che portò alla caduta del regime comunista di Ceausescu. Nonostante ciò, Grindeanu aveva dichiarato, nemmeno due giorni fa, che non intendeva fare alcun passo indietro sul provvedimento preso, nonostante la pressione della piazza, che accusa il premier ed il partito di voler proteggere i propri interessi e i propri politici; alcuni di essi, che sono stati i principali fautori della proposta, “casualmente” erano gli stessi indagati per abuso di ufficio e corruzione, come Liviu Dragnea, forte sostenitore del decreto. Evidentemente, al ripensamento del governo di Grindenau, hanno contribuito anche le forti pressioni da parte della Unione Europea, che ha sottolineato che i provvedimenti intrapresi dal governo socialdemocratico erano quanto di più lontano dalla lotta alla corruzione.

La minaccia da parte della Comunità Europa era quella di perdere interesse riguardo la questione dell’accesso della Romania alla Zona Schengen, ovvero quella zona dove si sono aboliti i controlli sulle persone alle frontiere e che sono state sostituite da una frontiera unica, funzionando come “unico paese”. La minaccia, detta in parole povere, era di una progressiva estraneazione della Romania dall’Unione Europea.

Nonostante la questione sembri essersi chiusa con il ritiro del provvedimento, rimane alta la tensione nelle piazze; infatti sono state annunciate altre manifestazioni e, pur esultando per il risultato conseguito, la popolazione continua a manifestare contro il governo chiedendone, con forza, le dimissioni.

Davide D’Anselmi

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5 Commenti

  1. Attenzione.
    Dopo le elezioni il partito di sinistra demicratica fratello del pd a presentato un premier mussulmano. Il presidente di destra lo ha rifiutato.

    Le piazze sono agitate da delle associazioni che fanno capo a soros.

    Se questo governo cade e’ molto probabile che il premier mussulmano sia ripresentato ed ad un tratto difficile da rifiutare di nuovo con la folla in subbuglio nelle piazze.
    In altre parole la prima nazione europea con un premier mussulmano.
    La porta sarebbe aperta alla turchia… Etc..

  2. La premier “musulmano” in realtà è molto laica, è di etnia tartara e se il presidente l’ha rimbalzata è difficile che sia ripresentata.
    Non sempre dietro alla piazza c’è Soros, di sicuro in questo caso c’è una piazza molto eterogenea ma certamente non filo-PSD e quindi non favorevole alla premier tartara (peraltro legata ad Assad). Il PSD romeno, filo-PD, è un partito delle minoranze etniche e strutturalmente corrotto, con gente di questo tipo gli zingari continueranno ad essere sovrarappresentati, così come tartari, ungheresi e altre minoranze, al solo fine di tramortire qualsiasi pulsione sovranista o nazionalista. Da questo punto di vista credo che le ONG di Soros siano orientate ad appoggare il PSD, piuttosto che ad ostacolarlo, considerato anche che potrebbe essere utile a rompere il fronte anti-rifugiati e far diventare la Romania il prossimo hub per i flussi migratori.

  3. La Romania, a me appare, anche per avervi insegnato 5 anni, non messa peggio dell’Italia, che ha 60 miliardi annui di corruzione nella Pubblica Amm.ne. Comunque la classe media romena vota Klaus, ma il popolo continua a votare PSD e le democrazie sono sempre per la maggioranza, non per la minoranza, che il Presidente romeno, ex Sindaco di Sibiu, Klaus, vuole additare a “sua” maggioranza soffiando nel clima infuocato delle piazze romeni attuali e facendo moralismo verso una donna, colta, anche se di fede islamica. In Romania, latina com l’Italia, i “ladrini” sono, purtroppo, maggioranza nella casta politica di tutti i maggiori partiti.

  4. La Romania, a me appare, anche per avere un madre romena, messa anche peggio dell’Italia in fatto di corruzione, e il che è veramente inquietante.In ogni caso, per dare una visione più ampia di come pensano i politici – non solo romeni – e soprattutto come pensa la “madre Russia” di tutti i fantaputinisti, segnalo che l’ambasciatore russo a Bucarest ha dichiarato “Spero che la società romena esca da questa impasse creata da un problema minore, ossia se disporre o meno l’aministia”. Quindi, oltre alla dichiarazione di per sè vergognosa, possiamo serenamente concludere che il psd, come sempre, è il fantoccio dei russi (così come i liberali lo sono di DE/USA).

  5. Il motivo di questa grande protesta è stato inizialmente l’abrogazione di un decreto legge, discutibile, che avrebbe visto molti membri autorevoli del Governo scagionati del reato di corruzione. Un decreto legislativo firmato in un battibaleno a tarda notte. In un certo senso questo veloce sistema ci ha ricordato quello che si faceva nei tempi del comunismo, quando si andava a letto incensurati, per poi scoprirsi la mattina colpevoli di qualche reato sul quale avevano legiferato solo poche ore prima. E la notizia veniva data direttamente dalla Securitate che veniva a prelevare i malcapitati alle prime luci dell’alba.

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