Roma, 4 ott – Se la politica internazionale continua a scontrarsi su sanzioni, violazioni e risorse energetiche, sul campo, la guerra in Ucraina prosegue inesorabile con una quotidiana serie di colpi e contraccolpi per entrambe le fazioni in conflitto. L’esercito ucraino continua a riconquistare territorio nelle regioni che nei giorni scorsi sono state annesse dalla Russia, avanzando vicino alla città meridionale di Kherson e consolidano le conquiste a est, spostandosi verso Lugansk. Anche i funzionari russi insediati a Kherson hanno confermato l’avanzata, avvertendo che Mosca è pronta a rispondere. Le forze ucraine avrebbero quindi ripreso Dudchany, città sul fiume Dnipro a circa 30 km a sud della precedente linea del fronte. Nel corso della notte appena trascorsa, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che “i combattimenti aspri continuano in molte aree”, ma senza fornire dettagli.

L’avanzata ucraina nei territori occupati dai russi

Secondo il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, i carri armati ucraini “numericamente superiori” si erano incuneati a sud di Zolota Balka, villaggio che segnava la precedente linea del fronte. Stando alle dichiarazioni di Konashenkov, nello scontro i russi avrebbero ucciso circa 130 soldati ucraini. Sempre stando alle fonti russe, due battaglioni dell’esercito ucraino stanno cercando di raggiungere la centrale idroelettrica di Kakhovka, a circa 70 km a est di Kherson. La massiccia avanzata ucraina punterebbe dunque a interrompere le linee di rifornimento per ben 25.000 soldati russi sulla sponda occidentale del Dnipro.

A est di Kiev, invece, le truppe ucraine hanno continuato un’avanzata militare che ha fatto breccia a Lugansk, provincia annessa da Mosca solo la scorsa settimana e quasi interamente sotto il controllo russo. Durante il sabato appena trascorso, gli ucraini hanno riconquistato l’importante postazione di Lyman, vicino al confine con Lugansk, trasformata dai russi in base logistica. Secondo i russi, le truppe ucraine si erano spinte per diversi chilometri nella regione prima di essere uccise. Ulteriori rapporti suggerirebbero movimenti dell’esercito ucraino verso le città di Creminna e Svatove a Luhansk, ad oggi controllate dai russi.

La riconquista dell’esercito ucraino nei territori annessi a Mosca

Kherson e Luhansk sono tra le quattro regioni che il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato parte della Russia, a seguito dei recenti referendum, denunciati come fasulli da Kiev e dai suoi alleati occidentali. Proprio ieri, lunedì 3 ottobre, lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ammesso che la Russia starebbe ancora decidendo quali aree ha “annesso”. Le dichiarazioni di Peskov hanno fatto immediatamente scattare gli sfottò ucraini, deridendo Mosca perchè non ha la benchè minima idea di dove siano i suoi confini “autodichiarati”. In un gioco tra democrazia e guerra, Peskov ha affermato che tutte le regioni di Lugansk e Donetsk facevano parte della Russia, ma ha affermato che il Cremlino “continuerà le consultazioni con la popolazione riguardo ai confini delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia”. In tutta risposta, Kiev, ha promesso di riprendersi tutto il territorio “annesso” alla Russia, compresa la Crimea, riannessa da Mosca nel 2014.

Il richiamo dei trentamila riservisti russi

Oggi il ministero della Difesa russo ha affermato che, i riservisti arruolati in base all’ordine di mobilitazione di Putin il mese scorso, si stanno addestrando duramente al combattimento nelle regioni di Luhansk e Donetsk controllate da Mosca. Anche se Putin non ha fissato un limite massimo, il Cremlino prevede di richiamare circa 300.000 riservisti. Il fatto però che Putin preferisca reclutare uomini tra le etnie minori, confinanti con i territori orientali e meridionali, starebbe portando ad una vera situazione di emergenza umanitaria. Fonti russe ammettono che oltre un milione di persone avrebbero già lasciato la propria casa per non essere precettati da Mosca. Secondo alcuni camionisti armeni, “il commercio con Armenia, Azerbaijan e Turchia è paralizzato. L’autostrada militare è invasa dai russi in fuga, non possiamo schiacciarli”.

Andrea Bonazza

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2 Commenti

  1. Ovviamente, queste sono solo battaglie e la guerra non è ancora finita. Nel Libro di Daniele si legge: “Al tempo fissato [il re del nord] tornerà [le truppe russe torneranno dove erano precedentemente stanziate. Questo significa anche un’azione militare, la grande crisi, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia] ed entrerà a sud [questo sarà l’inizio di una guerra nucleare], ma non sarà come prima e come poi [queste azioni militari non si trasformeranno in una guerra nucleare. Ciò avverrà solo dopo il ritorno del re del nord e come risultato del conflitto etnico. (Matteo 24:7)], perché gli abitanti delle coste di Kittim [il più remoto Ovest (gli americani)], verranno contro di lui, e crollerà [mentalmente], e se ne ritornerà.” (Daniele 11:29, 30a) Sarà un massacro reciproco. Verrà usata anche una spada di grande potenza. (Rivelazione 6:4) Gesù lo ha caratterizzato in questo modo: “Cose terrificanti [φοβητρα] anche [τε] e [και] straordinaria [σημεια] dal [απ] cielo [ουρανου] potenti [μεγαλα] saranno [εσται].” (Luca 21:11) E per questo motivo ci saranno anche significativi tremori in lungo e in largo le regioni [di importanza strategica], e carestie ed pestilenze.
    Alcuni antichi manoscritti contengono le parole “e gelate” [και χειμωνες].
    L’aramaico Peshitta: “וסתוא רורבא נהוון” – “e saranno grandi gelate”. Oggi lo chiamiamo “inverno nucleare”.
    In Marco 13:8 ci sono anche parole di Gesù: “e disordini” [και ταραχαι] (nel senso di confusione e caos).
    L’aramaico Peshitta: “e confusione” [ושגושיא] (sullo stato dell’ordine pubblico).
    Questo segno estremamente dettagliato si adatta a una sola guerra. Questo, tuttavia, non sarà la “fine del mondo”. Gesù ha dichiarato: “Ma tutte queste cose saranno soltanto l’inizio delle doglie di parto.” (Matteo 24:8, LND)
    Questo sarà un segno che il “giorno del Signore” (il giorno del giudizio) è davvero iniziato. (Rivelazione 1:10)

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