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Roma, 11 mag – Un altro peschereccio italiano preso di mira nel Mediterraneo. Questa volta però ad attaccare l’imbarcazione non sono stati i libici, ma i turchi. Il peschereccio ‘Michele Giacolone’, della flotta di Mazara del vallo, mentre si trovava in acque internazionali – tra la Siria e la Turchia – è stato preso letteralmente a sassate. “Bersagliato da pietre lanciate da almeno 10 piccole imbarcazioni turche” e subito dopo “speronato”, come riferito all’Agi dall’armatore Luciano Giacalone. “Erano già accaduti episodi simili, ma mai di questa portata. Il peschereccio si trova in quell’area, in acque internazionali – fa sapere l’armatore – dopo che il 3 maggio scorso aveva subito un abbordaggio da parte dei libici”.



Lo stesso peschereccio italiano preso a mitragliate dai libici

Adesso “l’Unione Europea ci dica, una volta e per tutte, dove dobbiamo andare a pescare”, dice Giacalone. “E’ una situazione oramai insostenibile”, dunque “chi di dovere affronti la questione della sicurezza in mare per noi pescatori”, afferma Mimmo Asaro, Presidente di Federpesca a Mazara del Vallo. Lo sfogo di Giacalone e Asaro è evidentemente lo sfogo di tutti quei pescatori italiani che svolgono battute di pesca e che vengono attaccati in acque internazionali. Un problema sempre più evidente e che non riguarda a questo punto soltanto le zone di mare vicine alle coste libiche. Ricordiamo infatti che soltanto otto giorni fa, il 3 maggio scorso, il peschereccio ‘Michele Giacalone’ era stato preso a mitragliate dalla Guardia Costiera libica.

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Da quella zona di mare, che secondo la Libia fa parte della propria “zona esclusiva di pesca” (non riconosciuta dall’Italia), il peschereccio italiano si era spostato verso la Grecia fino a raggiungere proprio la zona a 27 miglia dalle coste turche dove è stato preso a sassate.
Siamo rovinati, non possiamo andare avanti così – spiega l’armatore Giacalone – in qualunque area andiamo ci cacciano. Chiediamo che le istituzioni si diano da fare per fare un accordo soprattutto con la Libia e mettano le barche di Mazara nelle condizioni di poter lavorare”.

Proteggere i nostri pescatori

Intanto anche il presidente del Distretto della pesca di Mazara del Vallo, Nino Carlino, spiega che i pescatori hanno “interessato le massime istituzioni della Stato per cercare di trovare una soluzione”. D’altronde “i nostri natanti vanno in mare per la pesca del gambero rosso, attività svolta soltanto dalla marineria mazarese e che richiede fondali pari a 400-600 metri, con particolari caratteristiche. Un unicum nel Mediterraneo e così – precisa Carlino – sono costretti a spaziare in tratti di mare dove possono trovare questo tipo di prodotto molto ricercato nel mondo”.

Una precisazione utile per comprendere come mai i pescherecci italiani danno fastidio a certuni. Oltretutto nello stesso tratto di mare al largo delle coste della Turchia si trovano adesso altri quattro pescherecci italiani: il ‘Giuseppe Schiavone’, il ‘San Giorgio Primo’, il ‘Nuova Alcapa’ e il motopesca ‘Artemide’. E’ ora che il governo di Mario Draghi intervenga, prima che si ripetano episodi come quello odierno.

Alessandro Della Guglia

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