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Roma, 11 ott – “A questi gruppi che scommettono sugli americani diciamo che non vi proteggeranno. Gli americani non vi metteranno nel loro cuore o tra le loro braccia. Vi metteranno in una tasca e sarete un gettone di scambio“. Con queste parole, che oggi qualunque osservatore giudicherà profetiche, Bashar Assad avvertì i curdi lo scorso febbraio. E’ andata esattamente come predetto dal presidente siriano, con i combattenti incensati da mezzo mondo traditi per l’ennesima volta dal fugace alleato statunitense e nuovamente “dati in pasto” alla Turchia di Erdogan.

Eppure basterebbe leggersi un minimo di storia del Medio Oriente per comprendere come quella di Assad non sia stata affatto una profezia, ma una semplice, cruda e perfettamente realistica analisi della realtà, scevra da illusionismi e facili condizionamenti mediatici. Tutti sapevano benissimo che prima o poi Washington avrebbe mollato il funzionale alleato curdo e non solo per via di corsi e ricorsi storici. Trump ha infatti soltanto anticipato, con un modus operandi schizofrenico che ormai è diventato il suo distintivo, quello che in ogni caso sarebbe successo: il ritiro delle truppe americane.

Niente ti proteggerà, tranne il tuo Stato

Dunque siamo di fronte a un attacco turco che è sempre stato in cantiere e che aspettava unicamente il placet (implicito o meno che sia) degli Stati Uniti. Gli stessi curdi sapevano che l’ombrello a stelle e strisce presto si sarebbe volatilizzato, tanto da chiedere esplicitamente l’aiuto di Damasco, avviando negoziati e cercando di salvare capra e cavoli: ovvero l‘autonomia cantonalistica dopo aver occupato un territorio che va ben oltre l’agognato Curdistan occidentale. Sotto Assad erano e restano cittadini siriani, con tutti i diritti che ne conseguono e nonostante gli storici attriti generatori di reciproca diffidenza. Con Erdogan sono poco più che carne da macello.

Se non ti prepari a difendere la tua nazione e resisti, non sarai altro che schiavo degli ottomani”, avvertì Assad sempre lo scorso febbraio. “Niente ti proteggerà tranne il tuo Stato, nessuno ti difenderà tranne l’esercito arabo siriano”. Un concetto tanto lineare quanto sfuggevole per chi si è eccessivamente esaltato per gli effimeri successi guerriglieri ottenuti. Adesso, forse, i curdi stanno aprendo gli occhi. Sperando che non sia troppo tardi per loro.

Eugenio Palazzini

7 Commenti

  1. La nota simpatia dei fascisti ,per un tiranno come Assad ,e la islamofobia anti Erdogan. ..siete affascinanti ,Assad è un santo………..

  2. La nota antipatia di un maestrino antifascista per tutti coloro che difendono la sovranità dello stato (ed il primato della politica) dalle aggressioni militari ed economiche (fatte passare per rivoluzioni colorate o per esportazione democratiche) di mercenari senza Fides al servizio di speculatori senza patria (ma con domicilio in usa)!
    Pur di contestare i “fascisti” rivalutare lo stesso Erdogan contro cui avete appena finito di firmare appelli (dopo la reazione al fallito golpe, era un bersaglio perfetto per chi era abituato a criticare il berlusca). E rivalutare persino l’imperialismo Usa contro cui il vostro Che è morto combattendo.
    Per non dire del turbocapitalismo e dell’ultraliberismo ormai sdoganati da chi diceva di conoscere e amare Gramsci.
    Tutto per essere antifa ad ogni costo.
    Ma dimmi: di che specie antifascista sei: traditore socialista o cagoja liberale? Tertium non datur.

    P.S.
    Impara i termini: Dittatore è chi esercita pieni poteri nell’interesse dello stato, come sappiamo dai tempi duri dei Fabii (salus publica suprema lex).
    Tiranno è chi abusa di un potere illegittimo, spesso nell’interesse dello straniero (come i 30 tiranni ad Atene) o comunque per capriccio vanaglorioso.
    Ergo Assad è un dittatore mentre la finanza internazionale ed il femminismo sono tirannia. Che tu sostiene per fobia di una dittatura cessata 3/4 di secolo.

  3. eccheccavolo: fra correttore automatico che cancella parole e cambia modi verbali e questo sito che sposta le risposte nei commenti non si capisce nulla della mia risposta a Cristian.