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Amburgo, 29 lug – Era prossimo al rimpatrio A. Ahmed, il terrorista che ieri ha ucciso una persona ferendone altre sei, fortunatamente non in pericolo di vita. È lo stesso sindaco di Amburgo Olaf Scholz a confermarlo: “Quello che mi fa arrabbiare è che il responsabile è una persona che ha chiesto protezione in Germania e che ha rivolto il suo odio contro di noi. Questi criminali vogliono avvelenare di paura la nostra società, ma non ci riusciranno” aggiungendo che “Non era stato rimpatriato perché sprovvisto di documenti”. Ma la Germania non è l’unico Stato a cui Ahmed ha richiesto asilo politico, infatti al terrorista era stato negato lo status di rifugiato da diverse nazioni europee come Norvegia, Svezia, Spagna e, per la seconda volta, nuovamente dalla Norvegia.



Il terrorista 26enne era tenuto sotto controllo dalle autorità in quanto era ritenuto un soggetto “sospetto”, tuttavia non era considerato come un jihadista ma semplicemente “Islamista”, visto che l’avvicinamento alla religione islamica sembra essere avvenuto negli ultimi tempi. Secondo Andy Grote, senatore e responsabile dell’Interno nella città di Amburgo, il giovane terrorista era affetto da disturbi psichiatrici significativi, insomma un altro “instabile” che ha trovato il suo sfogo nella religione, guarda caso, islamica. In seguito ha dichiarato che “non è ancora possibile dire con certezza quale sia stato l’elemento scatenante tra le motivazioni religiose e l’instabilità psicologica”.

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amburgo attentatoreIl recente avvicinamento alla religione islamica è stato progressivo e continuo, con manifestazioni talvolta preoccupanti, come quella che è stata segnalata al Bundesamt für Verfassungsschutz, ovvero “L’Ufficio federale della Protezione della Costituzione” da un suo conoscente, riferendone i continui cambiamenti anche radicali che comportarono questo suo avvicinamento estremo. Ahmad smise di bere alcol e cominciò a citare frequentemente i passi del Corano. Secondo l’ufficio federale ciò era dovuto a causa dei suoi precedenti disturbi psichici, senza dover necessariamente comportare, per il capo del Vergassungsschutz, un pericolo pubblico.

È difficile credere a quest’ultima rassicurazione che è stata smentita dai fatti e dalla morte del cinquantenne trafitto da 20 centimetri di lama, l’arma con cui Ahmed lo ha ucciso urlando, secondo i testimoni, “Allah è grande”. Il Procuratore Generale Jörg Fröhlich informa inoltre che il terrorista, che risiede stabilmente ad Amburgo da quasi tre anni, aveva dei precedenti per furto.

Dunque, andando con ordine, abbiamo un soggetto senza documenti, senza permesso, era controllato dalle autorità, era stato segnalato all’Ufficio federale, aveva dei precedenti, era segnalato come “Islamista con problemi psichici” eppure gli è stato permesso di girare tranquillamente per la città di Amburgo con un coltello che ha successivamente versato altro sangue europeo sul suolo che lo ha ospitato.

È sconcertante la reazione prudente e non allarmista di parte dell’opinione pubblica e di alcuni media, alla luce di questi dati che non sono altro che un ennesimo campanello di allarme a conferma della necessità di dover riflettere su chi stiamo ospitando e quali soggetti stanno fuggendo dalle fantomatiche “guerre”, visto che Ahmad è nato negli Emirati Arabi e non in Siria o Libia.

Davide D’Anselmi

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