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Roma, 14 gen – Come molte nazioni africane anche il Kenya ha il suo distretto di imprese ad alta tecnologia che prende il nome di Silicon Savannah. Situato a Nairobi, il distretto nasce nel 2009 e ha visto l’arrivo di 63 imprese operanti nell’Ict. Tra queste è possibile citare giganti come Microsoft che ha aperto un centro di sviluppo per l’Africa, Cisco System che ha aperto un centro di innovazione, Standard Chartered Bank, e il gruppo sanitario Abbot Laboratories che ha aperto in Kenya la sua divisione per l’Africa dell’este Cigna, un’altra società che opera nel settore sanitario.

Kenya high tech

Ad attirare le imprese sono i vantaggi che il Kenya può offrire ed è degno di nota che molte analisi fatte da centri indipendenti per giudicare l’attrattività delle varie nazioni africane in termini di investimenti nel settore informatico mettano il Kenya in testa alla classifica dei paesi dell’Africa orientale. Questo è dovuto alla presenza di manodopera qualificata, terreni, infrastrutture, qualità della vita e ambiente per gli investimenti. Il Kenya subisce la concorrenza di altri paesi quali Ghana, Etiopia, Nigeria, Ruanda, Sudafrica, Tanzania e Uganda ma, nonostante tutto, rimane altamente competitivo.

Da parte sua il governo non è rimasto inattivo ma ha varato il “Kenya Vision 2030”, un insieme di riforme e cambiamenti legislativi aventi lo scopo di migliorare l’attrattività per le imprese straniere: i risultati iniziano a vedersi, visto che nella classifica stilata dalla Banca Mondiale sulla facilità di fare affari nel 2019 il Kenya ha scalato 19 posizioni rispetto allo scorso anno e si colloca ora al sessantunesimo posto, un traguardo notevole per un Paese in via di sviluppo.

Sviluppo e produzione: il laboratorio Gearbox

La Silicon Savannah non è solo software e servizi informatici visto che, di recente, ha anche iniziato a produrre hardware e in questo ambito opera un laboratorio per l’innovazione chiamato Gearbox che offre ai potenziali investitori equipaggiamento per realizzare i loro prodotti. Dietro Gearbox c’è il professore di ingegneria Kamau Gachigi, il quale ha notato che molti studenti avevano buone idee ma non potevano svilupparle per mancanza di infrastrutture: da qui è data l’idea di creare il laboratorio che dà accesso a strumenti quali stampanti in 3D, tagliatori al laser e circuiti elettronici e offre anche corsi di formazione, assistenza e contatti con altre imprese.

Al momento chi realizza i prototipi si affida a imprese cinesi o indiane per la loro produzione e commercializzazione ma Gachigi spera che presto questo possa avvenire in Kenya così da creare ricchezza e occupazione in loco. Il laboratorio ha aiutato diversi innovatori a creare invenzioni quali sistemi di irrigazione alimentati ad energia solare, strumenti per risparmiare il consumo di acqua, meccanismi per impedire agli autobus di Nairobi di andare troppo veloci e anche un apparecchio per tradurre il linguaggio dei segni in audio.

Giuseppe De Santis

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