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Ingresso della città cristiana di Maloula

Maaloula, 3 feb – A Maaloula tutti la chiamano Signora della Pace, ci osserva arrivare dalla cima del brullo crinale che domina la città insieme alle bandiere della Siria sovrana. È la statua della Madonna che i terroristi di al-Nusra abbatterono come primo barbaro gesto non appena occupato questo luogo a un’ora di macchina da Damasco, simbolico ma soprattutto strategico per le sorti del conflitto. La prima cosa fatta dall’esercito di Assad nell’aprile del 2014 non appena riconquistato il cuore della cristianità siriana, l’unico luogo al mondo dove ancora si parla l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo, è stata rimettere al suo posto la Signora della Pace. A compiere questo gesto dal forte significato, non solo per gli abitanti cristiani, furono soldati musulmani dell’esercito governativo. Qua nessuno ha mai colto, con buona pace dei nemici dell’armonia, il concetto di scontro di civiltà.

Torniamo a Maaloula dopo 4 mesi, lo scorso settembre i segni del conflitto erano evidenti, tra edifici distrutti e negozi ancora chiusi a causa della devastazione perpetrata dai terroristi che non esitarono a torturare e uccidere i cittadini di ogni credo fedeli al proprio governo, stuprando le donne e lanciando bombe a casaccio tanto per colpire nel mucchio. Adesso poco è cambiato ma molti abitanti, costretti a fuggire nella vicina capitale sono tornati e il gestore del negozio di fianco al monastero di Santa Tecla ci guarda sorridente. Solo pochi mesi fa il negozio era ancora chiuso e la saracinesca ammaccata era abbassata, crivellata dai buchi delle pallottole. Lo sono ancora molti negozi di Maaloula, chiusi e ammaccati. Eppure la bandiera siriana rosso bianco nera dipinta su ognuno di essi, come sui muri delle case, serve già a dare un segnale di speranza al popolo.

All’interno del monastero sono ancora ben visibili i segni delle martellate sugli antichi mosaici e le preziose Bibbie conservate da secoli nella biblioteca bruciata sono andate perse per sempre. Non esiste più neppure l’hotel Panorama, con la caffetteria italiana La Grotta fino a cinque anni fa punto di ritrovo quotidiano di turisti e pellegrini provenienti da tutto il mondo. È stato l’ultimo edificio della città, in cui si erano asserragliati 4 mila jihadisti, ad essere riconquistato dall’esercito di Assad. Adesso è poco più che un cumulo di macerie. Camminiamo all’interno dell’ex hotel calpestando vetri rotti e cicche di sigarette, il soldato che ci precede era in prima linea nella battaglia finale per la riconquista. È ancora qua, ha lo sguardo limpido di chi ha sconfitto il buio della barbarie, e sorride. Non si muoverà dal suo avamposto, ci dice, “fino alla vittoria finale”.

Eugenio Palazzini e Alberto Palladino

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7 Commenti

  1. Grazie per questi reportage :gli unici che ci informano su cosa succede realmente in Siria. Un grazie a chi coraggiosamente si reca in loco e dice la verita’. Un saluto .Giancarlo

  2. Prima dovrebbe ringraziare per i due miliardi dei tempi 1929 …..
    Andando a Predappio ad inginocchiarsi visto che risolse la diatriba che andava avanti dalla presa di Roma
    Fatelo studiare visto che arriva da lontano

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