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Roma, 17 giu – Il novero dei medicinali utilizzati per contrastare il coronavirus avrebbe acquisito un nuovo alleato. Si tratta del desametasone, potente antinfiammatorio steroideo, che a quanto emerge dai risultati preliminari di uno studio britannico sarebbe in grado di diminuire del 35% la mortalità tra i colpiti dalle forme più violente di Covid-19. Interessante anche il prezzo, molto economico, del farmaco contenente il principio attivo in questione: in Inghilterra costa meno di 5 sterline. 

Dallo studio è emerso che dopo 28 giorni di somministrazione il farmaco ha diminuito di oltre un terzo (35%) i decessi tra i malati che necessitavano di trattamenti con ventilatori d’ossigeno e del 20% in coloro che necessitavano solo di ossigeno supplementare. Sui pazienti in condizioni meno preoccupanti, invece, non si è rivelato particolarmente efficace. Secondo calcoli stastistici, quindi, il desametasone avrebbe scongiurato un morto ogni otto pazienti sottoposti a ventilazione polmonare – attaccati cioè alle macchine –  e uno ogni 25 sottoposti ai trattamenti di ossigeno supplementare.

Lo studio, uno dei trial clinici più di vasta scala a livello mondiale, è stato condotto su un campione di ben 2.104 pazienti, selezionati in maniera casuale, a cui è stato somministrata la terapia con il medicinale; i risultati sono stati poi sottoposti a confronto con quelli ottenuti da 4.321 pazienti curati con altri metodi. «Il beneficio in termini di sopravvivenza è chiaro e ampio in quei pazienti che sono così malati da richiedere un trattamento con ossigeno, quindi il desametasone dovrebbe ora diventare un farmaco standard da somministrare in questi casi», ha illustrato Peter Horby, uno dei ricercatori dell’Università di Oxford. «Il desametasone è economico, reperibile e può essere utilizzato immediatamente per salvare vite umane in tutto il mondo», spiega.

L’azione dei farmaci steroidi riduce l’infiammazione sviluppatasi nei malati di Covid-19 in seguito alla violenta reazione del sistema immunitario nel tentativo di combattere l’infezione in atto. Una reazione che può rivelarsi letale e ha convinto i dottori a intraprendere la strada della sperimentazione con steroidi e altri farmaci antinfiammatori. L’Organizzazione mondiale della sanità sconsiglia però la somministrazione di steroidi nelle prime fasi della malattia, perché potrebbero rallentare il tempo di espulsione del virus.

Cristina Gauri

1 commento

  1. I medici italiani stanno usando da anni il cortisone nei pazienti con virus.Questa notizia dall’ Inghilterra non è una novità se non perchè almeno adesso i media parlano di terapie alternative al vaccino del tutto inutile

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