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Roma, 16 mar – Trattato di Caen. Segnate questo nome, perché il 25 marzo sarà una data importante per la sovranità italiana. No, non ci sarà (ancora) alcun governo pronto a tutelare il nostro interesse nazionale. Tutt’altro. Quel giorno, infatti, la Francia annetterà al suo territorio importanti specchi di acque oggi all’interno dei nostri confini.
In condizioni normali sarebbe un atto di guerra. E Parigi usa sì la forza, unilateralmente, ma in virtù proprio del Trattato di Caen. Sottoscritto il 21 marzo del 2015 e presentato come una necessaria “esigenza di regolamentazione anche alla luce delle sopravvenute  norme della convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, spiegava all’epoca il ministero degli Esteri, rappresenta in realtà una vera e propria cessione di acque territoriali sarde, liguri e toscane senza alcuna contropartita.
Il trattato prevederebbe la ratifica da parte del nostro parlamento, il quale ha però traccheggiato e si trova attualmente nella condizione di non poter procedere con l’iter. Da qui la decisione francese: per non attendere le lungaggini di Camera e Senato, in settembre da oltralpe hanno avviato una procedura che in virtù dei regolamenti europei porterà, in assenza di un intervento da parte del nostro governo, al decreto di annessione appunto il prossimo 25 marzo.
Difficile che l’esecutivo Gentiloni, attualmente in carica per l’ordinaria amministrazione in attesa delle nuove nomine a Palazzo Chigi, possa far sentire la propria voce su una materia che richiede una forte “copertura” politica alle spalle. Tanto più che l’attuale premier quell’accordo lo firmò di proprio pugno in quanto all’epoca ricopriva la carica di ministro degli Esteri.
Al di là della questione “temporale”, il problema è che il Trattato di Caen non riguarda solo i diritti di pesca. Già ciò sarebbe sufficiente per denunciarlo, visto che amplissime porzioni di acque oggi sfruttate dai nostri pescatori (specialmente sardi) passeranno da internazionali alla giurisdizione francese. Ma non c’è solo questo. Stando a quanto riportato dal quotidiano Italia Oggi, un cavillo dell’accordo estenderebbe infatti le competenze di Parigi anche allo sfruttamento degli idrocarburi sotto il fondale marino. Parliamo di giacimenti molto promettenti, capaci di fornire nel giro di pochi anni decine di miliardi di metri cubi di gas e centinaia di milioni di barili di petrolio. Per una nazione che consuma circa 70 miliardi di oro blu e 500 milioni di barili di oro nero ogni anno sono numeri che potrebbero aiutare non di poco la nostra bilancia commerciale sui prodotti energetici. Ma l’unica bolletta a calare rischia di essere solo quella francese.
Nicola Mattei



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10 Commenti

  1. Suvvia un po’ di serietá, signor Mattei. Non si da niente per niente. C’è sicuramente una contropartita della quale non si è a conoscenza ma sarebbe il caso di non presentare i nostri politici come inetti o sciocchi. Se sono ai vertici del Paese non sono inetti e sciocchi. Chiediamoci cosa abbiamo avuto in cambio e si indaghi su questa cosa.

  2. …..vendono anche la madre, vuoi che non vendano anche la patria? CP dovrebbe, alla luce di questi fatti e all’urgenza di bloccare questo espoglio imminente, indire una manifesta, 1000 manifestazioni, svolte per tutto il paese…

  3. Comunisti indegni e infami,svendono l’Italia pezzo per pezzo , ora pure parti delle pescose acque del tirreno e del mar ligure,inetti, idioti e inadeguati piddini……. Cosi mangeremo pesce africano,manderemo a morte la nostra flotta ittica,lasceremo gas e petrolio ai francesi che non vedono l’ora di venderci energia ad un prezzo triplicato……… Ma nelle menti deviate di questi pseudo ambientalisti comunistelli , in tal modo, non sfrutteremo il patrimonio ambientale ittico e non trivelleremo preziosi suoli marini…….lo faranno i francesi al posto nostro, si arricchiranno sempre più e avranno un indotto sempre più vasto……. Bella figura di merda, grazie piddini ……ma a loro importa solo la feccia africana , gli italiani possono crepare pagando tasse bollette e gabelle varie……auguri Italia.

  4. Gentiloni andrebbe accusato di alto tradimento per avere dato una proprietà del popolo italiano ai francesi.Per il codice penale la pena và dai 5 ai 10 anni di reclusione e speriamo che qualcuno prima o poi ce lo mandi veramente in galera

  5. Gentilone accusato di : “Alto tradimento???”… E chi lo accuserebbe?… Lui potrebbe cantare: ” E io sono in questa compagnia, il ladro… E il capo della polizia!”…..

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