Roma, 26 feb – “Da non credere” ha scritto sul suo profilo Facebook Stefania Bariatti, la mamma di un bambino di seconda elementare pubblicando la foto del libro indirizzato a un pubblico di bambini.
La ragione? In uno degli esercizi del testo il compito era di “cancellare” il verbo non adatto al soggetto elencato. E una volta giunti alla “mamma” e al “papà” la scelta, alla gentile signora, sembra essere troppo sessista.
Le azioni contemplate per la mamma sono, infatti, “cucina, stira o tramonta”,  e per il papà “legge, lavora o gracida”. La foto è diventata immediatamente virale tra lo “sconcerto” dei paladini dell’uguaglianza dei sessi.

Qualcuno, però, nei commenti sembra voler riportare la situazione alla dimensione “reale” e sminuire quindi presunti significati di innesto “patriarcale” e a farlo spesso sono proprio le donne: “Mi offendo e mi indigno per altre cose non certo perché qualcuno insinua che stiro e cucino attività peraltro nobili e utili  – scrive una signora  – in Italia siamo bravi a indignarci per cose futili perché su quelle fondamentali è più faticoso esporsi”. Un’altra donna scrive: “Ma non avete nulla fare che polemizzare un esercizio di seconda elementare? Neanche avevo notato la distinzione sessista dell’esercizio, quando mia figlia lo ha svolto abbiamo piuttosto riso sul papà che “gracida”.

Eppure non è la prima prima volta che qualche paladino dell’identità di genere si indigna per un metodo di insegnamento rivolto a  piccoli “studenti”. Un altro libro di testo  in cui si osava associare i verbi “lava, stira, cucina” alla figura femminile fu oggetto di polemiche. L’editore del libro, comprensibilmente stupito, commento così la bagarre nata dalla canzoncina: “Sono filastrocche e canzoncine molto semplici che usiamo per arrivare direttamente al bambino. Non mi sembra che si leda nessuno“. Ma secondo gli intellettuali della parità di genere l’indottrinamento deve partire sin dalla più tenera età.

Ilaria Paoletti

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