Scaletta-Renato-Zero-Tour-2014Roma, 16 feb – Un Festival che, come da tradizione, non manca di sollevare discussioni, lanciare tendenze, dettare in parte anche l’agenda mediatica dell’anno. Fra nastrini arcobaleno e dichiarazioni preconfezionate, il copione sembrava in realtà già scritto per molti. E’ dovuto intervenire Renato Zero – si, proprio lui, in occasione della serata clous della finalissima – a prendere in mano la situazione.

E lo ha fatto senza deludere le aspettative: un medley di tutto rispetto, con i migliori pezzi della sua carriera cantati alla perfezione e con una carica che ha trascinato gli spettatori per tutto il tempo dell’esibizione. Certo non è più un ragazzino ma il palco lo sa ancora calcare con un certo stile. Al di là della prestazione canora, è arrivata poi l’intervista con il botta e risposta con Carlo Conti dove si è parlato un po’ di tutto, dall’uscita del nuovo album “Alt” alle frecciatine di Renato Zero contro le ultime amministrazioni comunali romane che non hanno permesso la realizzazione di “Fonopoli”, la città della musica sognata e progettata dal cantautore ma che ad oggi ancora sembra irrealizzabile. C’è stata poi la parte dell’intervista che inevitabilmente ha aperto il vaso di Pandora, ossia quella in cui – anche se in maniera un po’ criptica – Renato Zero ha in parte preso una posizione decisamente in controtendenza rispetto a quello che fino ad allora era stato l’impianto propagandistico del Festival a favore del ddl Cirinnà sulle unioni civili, facendo intendere la sua contrarietà ai modelli familiari che si stanno via via imponendo nella nostra società.

12721576_471390853044171_1052753844_nApriti cielo! Unanime lo stracciamento di vesti delle comunità LGBT e della stampa allineata: l’icona gayfriendly (poco conta il fatto che lui abbia sempre smentito questa presunta omosessualità) ha consumato il suo “tradimento” proprio lì, su quel palco, nell’anno dei nastrini arcobaleno e di Elton John. Doveva essere tutto previsto: straccio arcobaleno in fronte o al polso, discorso empatico sui diritti e sull’amore che vince ogni ostacolo, e magari pure un bello spot sul dramma dell’immigrazione (anche a quello ci aveva già pensato Nino Frassica in precedenza). E invece niente, l’ingranaggio si inceppa sul più bello.

Non sia mai che il bombardamento mediatico a meno di una settimana dal voto in aula proprio sul ddl Cirinnà venga vanificato da chi, nel progetto degli organizzatori, avrebbe dovuto dare il colpo di grazia alle coscienze degli italiani a casa. E allora via con le invettive sui social, le accuse su blog e giornali contro il gay che ha voltato le spalle alla causa, forse perché non abbastanza consapevole di questa sua inclinazione o forse perché, come Dolce e Gabbana, è un altro esempio di omosessuale omofobo, e nessuno che prenda in considerazione l’ipotesi più ovvia cioè che Renato Zero forse non è d’accordo con voi.

Sperando sinceramente che questa storia non diventi ridicola in senso opposto, con Renato Zero che viene catapultato a sua insaputa nell’Olimpo dei paladini della “Famiglia tradizionale” da una certa destra, possiamo solo fargli i complimenti per la performance – che poi dovrebbe essere il vero motivo per cui si va a Sanremo anche se nessuno ormai se lo ricorda – e per non essersi fatto incastrare in questa pantomima da avanspettacolo.

C’è un passaggio molto bello in una delle sue canzoni più rappresentative, dove dicescomodo si, perché non so tacere mai: ha mantenuto la parola, e non è una cosa così scontata nel panorama culturale italiano. Chapeau.

Michele de Nicoay

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12 Commenti

  1. Bravissimo Renato Zero. Non si è omologato ai nastrini arcobaleno che tutta manifestavano. Ha parlato della famiglia. Stop. I Gay e le Lesbiche se ne facciano una ragione. Il matrimonio è solo tra un uomo e una donna e che a sua volta generano i figli. Stop. Il resto è solo ipocrisia dilagante. Diamo altri diritti alle persone quali il diritto ad aver un lavoro per i tanti giovani disoccupati. Il resto non interessa agli Italiani i problemi dei Gay. Bravo e tanto di cappello a Renato Zero un vero artista e non come altri che leccano il potere di turno. Pane al pane e vino al vino. Cosi si parla. Cosi ha parlato Renato Zero a Sanremo.

  2. Si augura che la legge sui matrimoni gay e sull’adozione da parte di coppie gay venga approvata anche in Italia?

    «Sì. Nel mio percorso non ho fatto altro che stuzzicare le coscienze, aiutandomi con l’efficacia di un microfono. Chi non accetta queste semplici regole di pacifica convivenza, probabilmente per qualche motivo non vuole la felicità degli altri e lui stesso non si sentirà mai appagato».

    Renato Zero 16 Marzo 2013 Intervista Tv Sorrisi e Canzoni

    • Questo articolo non vuole entrare nel merito delle posizioni personali di Renato Zero riguardo questo tema, ma solo sottolineare la sua scelta coraggiosa di non uniformarsi al teatrino delle miserie umane messo in scena sul palco dell’Ariston. Ha dimostrato di essere un uomo libero, al di là delle sue convinzioni.

  3. Questo articolo è strumentale. Innanzi tutto sul “sempre smentito” ci sarebbe da eccepire se si conoscesse l’intero suo percorso artistico e umano e non solo le posizioni dell’ultimo decennio. Umiltà vorrebbe si dimostrasse meno assertività in certe affermazioni, palesemente trionfanti. Ed è bene che l’altra, la più banale, la più ovvia, quella che la marmaglia lgbt non avrebbe mai considerato – Renato Zero non è d’accordo con voi, evidenziato pure in neretto – sia stata smentita da una semplice citazione di un’intervista del 2013. Grottesco poi precisare “questo articolo non vuole entrare nel merito delle posizioni personali di RZ” quando l’intento era proprio quello (lo dimostrano pure i commenti dei pro-Family lì sopra).
    Inoltre l’assunto da cui parte l’articolo è falso. Nemmeno Roberto Bolle ha sfoggiato nastrini e, quanto a ddl Cirinna’, non vi ha nemmeno minimamente accennato. Si è occupato di danza. Eppure nessuno si è stracciato le vesti, nessuno l’ha accusato di pavidità o ipocrisia malgrado su di lui le voci girino ben più insistentemente di quelle su Zero.
    Il motivo per cui Renato Zero ha suscitato delusione in molti, e non mi riferisco alle associazioni e nemmeno alla parata dei nastrini (non è piaciuta nemmeno a me, per inciso), è proprio la sua storia artistica. Renato Zero è stato molto stimato e amato. Rispettato proprio per il coraggio nell’affrontare temi che, a differenza di adesso, non andavano di moda. Insomma tutto il contrario di un semplice chiacchiericcio da vecchie comari lgbt come insinua nemmeno troppo velatamente l’articolo. Non sono stati gli altri, ma Zero in persona a presentarsi, per molto tempo, come un artista che non si limitava a cantare ma a mettere in scena la sua vita. Certo, può aver mentito, ma non ci si può poi sorprendere se gliene si chiede a un certo punto ragione, tanto più, e proprio, per la fumosità non di rado dimostrata nell’approccio.
    Da una decina d’anni Zero sta facendo di tutto per allontanare da se’ “sospetti” peraltro infondati. Lo sta facendo in modo anche sgradevole. Ed è stato questo, non tanto la sua opposizione al ddl Cirinna’ (data per certa dal giornalista), ad aver sconcertato. Non perché lo si volesse gay a tutti i costi, ma perché lo si riteneva un grande. E d’accordo, lo ripeto, quella sceneggiata arcobaleno non era una gran trovata ma diventare l’emblema dei reazionari e degli omofobi – e non si allude a qualche sito di sparuti isolati, bensì alla stragrande maggioranza dei sorcini: la pagina ufficiale fiocca di apprezzamenti simili a quelli di Adinolfi e di volgari insulti ai “froci” – non è un “coraggio” di cui andar fieri. Del resto anni fa, quando si è trattato di esprimersi contro l’omofobia dilagante Zero si è esibito in Vaticano, ha parlato di preservativi potenzialmente maligni (lui che si esibiva in scena con un enorme condom), ha lanciato frecciate sugli insegnanti nel momento in cui erano bersagliati dai media, considerazioni poco carine sugli immigrati. Il discorso all’Ariston poi era pieno di fumosità, contorsioni e aneddoti francamente banali. A questo punto, se sei coraggioso davvero, lo dici esplicitamente o – come Bolle – parli d’altro. E vi posso assicurare che, quando vuole, Zero sa essere molto, molto chiaro. Inutile poi fingere di ignorare che la storia non “diventi patetica in senso opposto”, basta farsi un giro sul web per rendersi conto che è proprio così. Essere “scomodi” in questo modo è davvero molto, molto scomodo. Più che altro, paradossale. Con buona pace del nostro giornalista.

  4. Un grande applauso a Florauro, ho dato un occhiata al sito, chiaramente di destra,c’è anche uno “speciale gender” e già il titolo fa capire tutto: lobby gay,indottrinamento dei bambini… ecc. me lo ricordo bene Renato Zero nelle sue antiche esibizioni, altro che paladino della famiglia tradizionale. Era credente,ma credente non significa perbenista.E poi dove avrebbe preso in mano la situazione? perchè se vogliamo restare all’esibizione canora,non è stata brillante.ha cantato male,il nuovo brano non era eccezionale ed è anche per questo che non se ne è parlato. poi tutto si può dire tranne che fosse sicuro e spigliato. a questo punto ho apprezzato molto di più fiorello che ha detto chiaro e netto: preferisco parlare della terra dei fuochi che delle unioni civili. aveva il film in uscita? va bene, ma anche Renato Zero aveva altrettanto con un disco (ed è anche andato in confusione sulla data di uscita). Non è che non abbiamo seguito niente. In una cosa però il giornalista ha ragione, Renato Zero è passato a destra,probabilmente è per questo che lo ritiene “libero”…

  5. “e nessuno che prenda in considerazione l’ipotesi più ovvia cioè che Renato Zero forse non è d’accordo con voi.” (Michele de Nicoay)

    Zero: “Il diritto all’amore
    va regolamentato per tutti”
    Il cantautore romano dichiara: “Sì ai Dico” e svela di aver subito violenza da piccolo (qui il video dell’intervista)
    di Pietro D’Ottavio

    Mino Buccarella. Negli anni ’70 sei stato l’unico a cantare la possibilità di esprimere se stessi anche con canzoni come “Onda Gay”. Non ti sei mai espresso riguardo i Dico.

    Zero. Sono tante le cose su cui non mi sono espresso… malgrado l’esperienza non do nulla per certo, e se così fosse mi rivolgerei solo a una parte. Io continuerò a difendere tutti quelli che avranno bisogno di non sentirsi soli nella loro battaglia. Ma se perdo la mia trasversalità non sono più Renato Zero e tutto quello che ho fatto perde ogni valore. Riguardo il caso specifico dei Dico, sono fermamente convinto che quando due anime condividono la stessa vita, e si supportano e si assistono l’u n l’altro, sono assolutamente d’accordo che il diritto all’amore vada regolamentato, per tutti. Non c’è una regola che possa evitare a una persona con un certo tipo di identità sessuale – di idea politica, di età o di ceto sociale – di avere le stesse tutele che ha la comunità.
    http://roma.repubblica.it/dettaglio/zero:-il-diritto-allamore-va-regolamentato-per-tutti/1307646/1

    “Questo articolo non vuole entrare nel merito delle posizioni personali di Renato Zero riguardo questo tema, ma solo sottolineare la sua scelta coraggiosa di non uniformarsi al teatrino delle miserie umane messo in scena sul palco dell’Ariston” (Michele de Nicoay)
    Totò direbbe: ma mi facci il piacere mi facci!!!!!!!!!………. :))))))))

  6. Da omosessuale (con una storia consolidata da anni) non mi sono mai sentito rappresentato dal movimento LBGT (che mi giudica indirettamente un gay omofobo). Penso che la condizione omosessuale, per quanto difficile, implica la presa di coscienza di un limite: quello di intendere il mondo e le relazioni intime in maniera diversa rispetto alla stragrande maggioranza delle persone. E’ una condizione che va elaborata e tutelata attraverso leggi che garantiscano la parità dei diritti fondamentali rispetto alle persone eterosessuali (molte tutele e libertà esistono già), anche promuovendo una regolamentazione delle unioni civili. Tuttavia ho sempre ritenuto la relazione con il mio compagno un fatto privato con un impatto sulla società nettamente diverso a quello di una famiglia eterosessuale con la prospettiva di una prole. La presenza di bambini comporta bisogni e necessità di sostegno di gran lunga superiori. Inoltre, in tema di adozione, penso che la genitorialità non sia un semplice diritto e che la presenza di un genitore uno e di un genitore due, anche nel contesto di una famiglia funzionale e in una società aperta, non può che confondere e rendere più difficile (per sua natura intrinseca) la costruzione dell’identità di un individuo. Oggi le nevrosi non sono più generate dalla presenza di una famiglia disfunzionale (con padre oppressore), ma dai ruoli confusi e dall’assenza del padre come limite e punto di riferimento (Recalcati parla del complesso di Telemaco). Il bisogno di genitorialità si esplica indirettamente (per mia esperienza personale a volte in maniera quasi più incisiva) anche attraverso ruoli alternativi (in ogni famiglia o contesto esistono nipoti, bambini, allievi, così come zii, fratelli maggiori, insegnanti, allenatori sportivi etc. dove c’è sempre la possibilità di un contributo per la crescita positiva di un individuo). La pretesa autoreferenziale di uguagliare la condizione omosessuale a quella eterosessuale, forzando istituzioni sorte per rispondere a bisogni e condizioni del tutto diversi, toglie a quelle istituzioni il loro significato e la loro ragione d’esistere. Renato Zero, a prescindere dall’esibizione canora piuttosto senile sul piano vocale, ma assolutamente carismatica sul piano espressivo, pretende di non essere omologato al pensiero del movimento LGBT (cosa che per la maggioranza delle persone significa ingiustificatamente essere retrogradi e omofobici) e mantiene una certa riservatezza sulla sua vita personale forse per evitare puntuali accuse di (eventuale e non ammessa) omosessualità omofobica che un coming out ufficiale comporterebbe.

  7. Giulio ha scritto un commento troppo nobile per una pagina simile. Meriterebbe ben altra attenzione. Io mi limito a Zero. Rientro per l’ultima volta (e colgo pure io il suggerimento di salvare i post, non si sa mai…), dato che la questione ha avuto, come prevedibile, degli sviluppi; coinvolgendo direttamente Roberto, il figlio adottivo del cantante. Ecco cosa ha scritto su fb: “A tutti coloro che ancora continuano a chiedere a Renato Zero di schierarsi, bisognerebbe chiedergli dov’erano e cosa facevano nel 1980 mentre cantava: Onda Gay? E se pensassero che fu soltanto un episodio, aggiungerei: dov’erano quando cantava Un Altro Pianeta?
    Per quanto riguarda le adozioni che dire, per lui parlano i fatti!!!
    Un consiglio:
    fate una playlist ed accendete la radio, perché spesso alle parole non corrispondono i fatti!
    VIVA L’AMORE E LA SUA UNICA FORMA”
    Benché ritenga del tutto insufficiente tale spiegazione e non giustifichi in alcun modo il suo attuale disimpegno, ho voluto pubblicarla per dimostrare, ancora una volta, l’infondatezza e la malafede di certo giornalismo. Personalmente considero Zero un furbo cerchiobottista (ma solo in Italia, ma solo col pubblico sceltosi da un po’ di tempo a questa parte: altrove non funzionerebbe) e proprio per questo ben poco “arruolabile” dalle opposte schiere, anche quelle retrograde. Non mi stupirebbe infatti una nuova, ennesima giravolta con l’uscita dell’album. Ciò nondimeno, come già sottolineato, il suo background è innegabile e nemmeno lui in persona può sfuggirgli. In tal caso, poi, configgerebbe troppo con se’ stesso poiché, parafrasando Roberto, soprattutto sulle adozioni “per lui parlano i fatti”: ed eccepire a quest’affermazione, anzi, a questa realtà è impossibile. Ma l’articolista la ignorava.
    Di conseguenza non è vero che “l’ipotesi più semplice cioè forse RZ non è d’accordo con voi” non sia stata presa in considerazione, o che tutto sia riconducibile a un mero delirio lgbt: è che le cose stanno diversamente e sono molto più complesse di quanto i benpensanti d’ogni razza vogliano credere.
    Ps: E, per favore, smettiamola di ragionare per categorie: non esiste “la comunità lgbt” ecc., esistono delle persone e nemmeno solo quelle: per quanto mi concerne la vicenda mi è dispiaciuta perché amo l’artista Zero e non derogo sui diritti umani, per i quali lotto fin dall’adolescenza. Ma non sono né lesbica né bisex né trans. A 51 anni non necessito di alcun portavoce. Sono solo una banalissima eterosessuale che si è rotta le scatole delle strumentalizzazioni.

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