Roma, 12 dic – Se pensavate che Carlo Tavecchio, dopo il fallimento della Nazionale e di tutto il movimento, fosse destinato a finire nel dimenticatoio, a ritirarsi a vita privata, vi siete sbagliati di grosso. Perché il personaggio ama il potere e il comando in maniera viscerale e mai mollerebbe una poltrona prestigiosa. Che, a rigor di logica non potrà più essere quella di presidente federale, viste le dimissioni, ma quella di presidente di Lega; in pratica, il buon Tavecchio è uscito dalla porta ma, se i giochi di potere e di lobby e le promesse fatte terranno botta, rientrerà dalla finestra come numero uno del vero Governo del Calcio, destinato ad avere ancora più peso e più voti quando saranno riscritte le nuove norme.

A Tavecchio, dopo la bufera post eliminazione dal Mondiale, avevano consigliato di dimettersi, sceneggiata melodrammatica in conferenza stampa a parte, forse. Ma con la promessa di non rottamarlo, grazie al nuovo sostegno dell’indistruttibile Lotito che, in cambio di un prevedibile ritorno sulla poltrona di consigliere federale, si è riavvicinato a Tavecchio e alla Juve, dopo aver perso quel posto e relativa visibilità (ma non tanto potere) proprio in ossequio al patto Tavecchio-Andrea Agnelli per la rielezione del primo sulla poltrona della Figc. Con quali risultati ovviamente è sotto gli occhi di tutti. Manovre lobbistiche che ovviamente continuano ad andare contro quello che dovrebbe essere il bene primario del cacio: il gioco, i suoi interpreti, le nazionali, la riforma dei campionati e dei relativi interessi. Ma il potere degli uomini che comandano il calcio non è secondo a nessuno.

LA PROROGA DEL COMMISSARIAMENTO – Perché, sottotraccia a livello mediatico, il Progetto di conservazione è partito e viaggia a gonfie vele. Ultima tappa per il momento di un altro viaggio allucinante è stata la proroga del commissariamento della Lega di A affidata a Tavecchio fino al prossimo 29 gennaio, ottenuta sabato 9 dicembre dal Consiglio Federale. Già commissariata per troppo tempo insieme alla B che adesso è riuscita a darsi un presidente (l’avvocato Balata), la Lega di A avrebbe dovuto nominare il nuovo presidente e l’amministratore delegato entro lunedì 11 dicembre. Ovviamente non si sono messi d’accordo perché i club sono gestiti da uomini assetati di potere e di soldi. E, come sempre, la partita grossa è sui nuovi diritti televisivi. Solo che la A continua ad essere spaccata in tre tronconi: le big, le medie e le piccole società che muovono interessi diversi, troppo diversi. Per questo, ridurre almeno a 18 il numero del campionato, se non a 16, rendendolo più equilibrato sul campo e fuori, sarebbe opera meritoria. Da una parte, al comando della Lega c’è il gruppo rappresentato da Juve e Lazio su tutti che si scontrano con Roma, Inter, Sampdoria, Fiorentina e Bologna. Con il Napoli su posizioni fluttuanti legate agli umori di De Laurentiis e gli altri club pronti a fiutare il vento. Intanto, il Progetto Tavecchio 2 – il Ritorno incassa un altro punto in suo favore, tenendo lontano il commissariamento della Federcalcio che tanto vorrebbe Malagò. Ma il presidente del Coni, come abbiamo visto, è stato stoppato dai Poteri Forti, da una Politica tentennante sotto elezioni e dalla paura di impantanarsi in veti legali che sarebbero andati avanti all’infinito.

GLI SCENARI – Ottenuta la proroga al commissariamento fino al prossimo 29 gennaio, adesso la A prova a ricompattarsi in vista di quella data, quando dovranno essere nominati il presidente di Lega (carica questa volta più di rappresentanza) e un amministratore delegato con il profilo da super manager che andrà a trattare al meglio il rinnovo dei diritti tv. Con la minaccia parallela di un canale proprio, agli interlocutori privilegiati (le tv) ed interessati a comprare il Prodotto Calcio. Quindi, se Tavecchio potrebbe seriamente diventare il numero uno della Lega, la corsa per il ruolo operativo di amministratore operativo in questo momento sembra giocarsi tra due figure dall’ottimo curriculum: Luigi De Siervo, amministratore delegato di Infront, il potente player dei diritti televisivi, l’uomo che vorrebbe portare, tra l’altro, il calcio italiano nei cinema e Sami Kahale, presidente e amministratore delegato uscente per il sud Europa di Procter & Gamble, nato al Cairo, formatosi negli Stati Uniti ma italiano. Adesso però il progetto ha bisogno del consenso di un numero maggiore di club per evitare un nuovo flop alla scadenza del commissariamento.

La partita della A si gioca anche sulla riscrittura di nuove regole per il peso dei voti nel Consiglio Federale in favore di chi reclama di rappresentare il traino del movimento; attualmente invece sono più rappresentativi i dilettanti della D con 34 voti e la Lega Pro con 17: se si mettessero d’accordo i due schieramenti sarebbero già alla maggioranza col 51%. Perché, come abbiamo scritto, la data del prossimo 29 gennaio diventa fondamentale per il futuro del calcio italiano considerato che ci sarà l’elezione del presidente federale, l’uomo che sostituirà Tavecchio. La probabile soluzione? Un compromesso all’italiana: se Tavecchio, l’avversario di Malagò avrà il via libera in Lega, in Federcalcio potrebbe salire l’avvocato e senatore di Forza Italia Cosimo Sibilia, attuale presidente dei dilettanti, successore di Tavecchio proprio nella Lnd, ma uomo molto vicino al presidente del Coni.

Paolo Bargiggia

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