Milano, 19 set – Il sospetto era forte e lo avevamo raccontato martedi scorso, un giorno prima dell’Assemblea della serie B: attenzione a Claudio Lotito, perché se il passo indietro fatto qualche giorno prima in Assemblea di A non fosse stato tanto convinto, ma solo strategico, di fronte all’avanzare del Lodo Cairo, anche la B avrebbe rischiato il commissariamento. E commissariamento è stato. Il padrone della Lazio, evidentemente, non ha ancora tutte queste certezze di riuscire a tornare nella stanza dei bottoni del calcio italiano, ovvero, di sedersi nuovamente sulla poltrona di Consigliere Federale che gli aveva sfilato Tavecchio su suggerimento di Andrea Agnelli. Cosi ha stoppato ancora una volta l’elezione del successore di Abodi, ricordiamo, uscito sconfitto proprio da Tavecchio alle ultime elezioni in Federcalcio. Adesso il prossimo commissario della serie B, che con Abodi aveva lavorato decisamente bene, sarà l’avvocato romano Mauro Balata.

E il calcio italiano, oltre a perdere continuamente posizioni nei ranking Uefa e Fifa, si trova con le due principali Leghe professionistiche commissariate: da tempo la seria A è sotto il controllo di Tavecchio. A Lotito è bastato portare dalla sua parte altri addetti, come il Palermo, il Carpi e il Brescia dell’inossidabile Cellino per far saltare il numero legale (12 su 22 dalla sua parte) e paralizzare anche la B. In un Paese con un senso etico e rispetto delle regole più alto del nostro commissarierebbero anche la Federcalcio e, Ministero dello Sport e Coni a cascata. Darebbero una bella ripulita. Ma siamo in Italia.

IL CASO AGNELLI

Così, il focus, per il momento, si sposta sulle ultime vicende di casa Juve, con la richiesta di inibizione di due anni e mezzo del presidente Andrea Agnelli da parte della Procura federale presieduta da Giuseppe Pecoraro. Agnelli, altri dirigenti come D’Angelo (due anni), Marulla (un anno e mezzo) e Calvo (6 mesi per l’ex dirigente), avrebbero violato l’articolo 12 (rapporti con i tifosi) e 1 (lealtà sportiva) intrattenendo per anni un contatti e favorendo il bagarinaggio dei capi della tifoseria. In particolare con Rocco Dominello che, secondo la giustizia penale (il filone dell’indagine è stato soprannominato Alto Piemonte) sarebbe un esponente della ‘ndrangheta . Le voci di coinvolgimento nell’inchiesta penale di Andrea Agnelli sono state poi smentite definitivamente lo scorso aprile, quando, ascoltato in parlamento dalla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, il procuratore Pecoraro aveva sgombrato il campo dall’esistenza di possibili intercettazioni telefoniche che avrebbero coinvolto il numero uno della Juve. Adesso, entro il prossimo 25 settembre, su Agnelli e la Juve dovrà pronunciarsi in primo grado la giustizia sportiva. Oltre all’inibizione per i suoi dirigenti, per il club bianconero è state chieste un’ammenda di 50 mila euro e due gare da giocarsi a porte chiuse.

Se condannato, Andrea Agnelli non potrebbe rappresentare la Juve in manifestazioni ufficiali, riunioni di Lega e avere contatti con la squadra negli spogliatoi. In pratica cambierebbe poco e niente. Il suo posto verrebbe preso dall’amministratore delegato Marotta. L’eventuale inibizione non si estende in automatico agli organismi europei; può essere richiesto dalla Figc ma solo dopo il terzo grado di giudizio. Niente invece verrebbe inficiato dentro all’Eca, il potente organismo dei club europei che ha uno statuto proprio ed ha appena eletto Agnelli nuovo presidente.

PROCURATORE VICINO A LOTITO

In ogni caso ci sono delle riflessioni da fare e degli scenari da non trascurare: da tempo si dice che il procuratore federale Giuseppe Pecoraro, ex prefetto di Roma fino al 2014 sia un uomo vicino a Lotito; guarda caso il nome del patron laziale ogni tanto ritorna. Secondo fonti sindacali vicini alle attività imprenditoriali nel campo della sicurezza privata di Lotito, quando era Prefetto di Roma, Pecoraro avrebbe in qualche modo agevolato l’attuale padrone di Lazio e Salernitana. Indiscrezioni poi smentite con un comunicato ufficiale da Lotito. Il patron laziale con Pecoraro era stato fotografato più volte ad eventi importanti nella Capitale, come la festa di saluto dell’ex ambasciatore di Israele. Se davvero Pecoraro fosse un Lotitiano, perché fare richieste così pesanti su Andrea Agnelli, visto che Juve e Lazio recentemente erano alleate per la corsa del numero uno bianconero al vertice dell’Eca e per consolidare (per ora vanamente) il potere dell’Assemblea di Lega in opposizione al Lodo Cairo poi lasciato passare? Una Santa e strana Alleanza ancora da rodare? Uno strappo riapertosi dopo il corteggiamento (sventato in extremis) della Juve a Keita in estate? Oppure Pecoraro è stato così esemplare nella richiesta di pena perché ritiene che la condotta di Agnelli nel favorire il bagarinaggio sia stata davvero grave?

In attesa del giudizio di primo grado e poi di eventuali altri gradi, fino al terzo del Collegio di Garanzia del Coni passando per la Corte di Appello Federale, si scatena il gossip intorno ai nuovi possibili equilibri di potere dentro alla Juve. Una cosa da non sottovalutare, perché il peso del club in Italia e in Europa è tale da determinare certamente uno spostamento dell’inerzia politica e di valori. Voci sempre smentite ufficialmente dalle due parti parlano di un ribaltone ai vertici della Juve a fine stagione in caso di condanna definitiva di Andrea Agnelli, con il cugino John Elkann pronto a prendere la palla la palla al balzo per togliere di mezzo l’attuale numero uno del club ed affidargli un altro incarico fuori dal club; difficile però in Ferrari.

La storia della Famiglia e della Juve divisa tra Umbertiani (il padre di Andrea) e i seguaci dell’Avvocato Agnelli (fratello di Umberto) rappresentati adesso da John Elkann e una volta, per esempio da Cesare Romiti in Fiat e in contrapposizione alla Juve di Umberto Agnelli, Giraudo e Moggi, è cosa nota. Si dice anche che fin qui non sia successo nulla perché i numeri, il fatturato e i successi parlano tutti in favore dell’erede di Umberto, da 7 anni alla guida della Juve. Ma, sempre secondo il gossip vicino alla Real Casa, John Elkann potrebbe sfruttare l’eventuale condanna definitiva di Andrea per fare il ribaltone e, udite udite, fare la grande restaurazione, nominando presidente della Juve addirittura Alessandro Del Piero, guarda caso, fatto fuori rapidamente da Andrea. Del Piero ovviamente metterebbe tutti d’accordo. Più dell’eventuale alternativa ipotesi Nedved, perché il ceco è invece considerato un fedelissimo di Andrea Agnelli. Intanto i segnali indicano a zero le possibili dimissioni volontarie dell’attuale presidente in caso di condanna definitiva.

Paolo Bargiggia

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