Roma, 11 set – A dieci mesi dall’esclusione dai Mondiali in Russia, l’Italia di Roberto Mancini è ancora ferma al palo: tanti buoni propositi e zero risultati; nel gioco e nelle scelte di un commissario tecnico che invece avrebbe dovuto dare un volto ed un’identità alla squadra da un pezzo, attraverso decisioni che facessero recuperare in fretta l’orgoglio perduto e l’attaccamento degli italiani alla maglia azzurra. Invece, dopo tre amichevoli e due gare di Nations League  (1 a 1 deludente a Bologna con la Polonia, sconfitta per 1 a 0 contro il Portogallo orfano di Cristiano Ronaldo) sembra di non essersi mai allontanati dall’umiliante parentesi Ventura, il ct più massacrato (giustamente) della storia recente. Ma, per come procedono lavori e progetti in Federcalcio, verrebbe da azzardare che forse, si stava meglio quando si stava peggio con il presidente Tavecchio: almeno allora sapevi con chi prendertela; adesso invece  c’e’ un teatrino impalpabile di personaggi Cartonati, un commissario (Fabbricini) che sta mettendo radici e una spinta innovativa che non arriva.

Dentro al Palazzo sono infatti più interessati a stoppare le mire del ritorno di Abete, a litigare su qualsiasi forma di campionato che il buon Dio abbia mandato su questa terra. Dettaglio da non trascurare, anche per leggere la deprimente realtà di una nazionale e di un allenatore costretti a muoversi dentro ad una scatola vuota,  senza idee e senza progetti. Un esempio: per far crescere il peso specifico e il livello di una Nazionale, la prima cosa da fare sarebbe dare almeno un indirizzo ai club per limitare l’arrivo di stranieri scarsi che chiudono le porte ai giovani italiani anche se arricchiscono le tasche di dirigenti e procuratori. Ci vorrebbero le squadre B, invece, eccetto la partecipazione della Juve al campionato di Lega Pro, c’è stato un fuggi fuggi generale da parte degli altri club di serie A che si divertono, senza regole, a riempire di stranieri i settori giovanili.

Poi, ci vorrebbe collaborazione tra la Lega e  Federcalcio in favore della Nazionale con un progetto tecnico comune tra le rappresentative giovanili e quella maggiore. Invece, anche qui, ognuno va per la sua strada e l’Under 21 di Di Biagio sta inanellando una certa serie di figuracce. Mancini si era lamentato alla vigilia dell’esordio in Nations League perché nel campionato italiano i giovani non hanno possibilità di fare esperienza e la loro crescita si interrompe bruscamente. Ma, a parte il can can durato lo spazio di 24 ore sui giornali, in Federcalcio e in Lega,  del grido di allarme del ct, ovviamente interessa zero: adesso sono tutti concentrati a trovare la quadra su un candidato comune da eleggere in Figc per chiudere l’epoca del Commissario. Intanto, con un punto in due gare, l’Italia rischia di retrocedere in B nella Nations League: sarebbe l’ennesima figuraccia mondiale dopo l’estromissione da Russia 2018 e la discesa oltre il ventesimo posto nel ranking Fifa.

Mancini si lamenta ma ha colpe enormi per come sta gestendo il delicato momento: lasciato solo in mezzo ai marosi da una Federazione che come abbiamo visto non ha idee e coraggio, dimostra ancora una volta l’impalpabile sostanza del suo lavoro, specie quando c’è da rimboccarsi le maniche e non allenare da viziato con alle spalle proprietà di club ultra milionari. Poi, al Personaggio, piace sempre stupire e provocare un po’ la pletora di osservatori e addetti ai lavori. Solo che per farlo ci vorrebbe anche un po’ di spessore e la giusta sensibilità. Invece Mancini, arrivato come seconda scelta dopo il rifiuto di Ancelotti, ma ben sponsorizzato dai salotti romani che ruotano intorno al presidente del Coni Malagò, ha cominciato a farla fuori dal vaso, richiamando Balotelli, fino ad allora inviso a Figc e al gruppo,  progettando persino di assegnargli la fascia di capitano del Nuovo Corso; a livello etico è un po’ come dire di voler affidare il ruolo di testimonial delle buone maniere al Canaro della Magliana.

Infatti, la cosa è stata gestita malamente, ha fatto incazzare una bella  fetta di italiani, specie quando Balotelli si è presentato in conferenza stampa per fare il paladino degli immigrati (anche dei clandestini?) e attaccare la politica del Governo. Solo una Federazione di Trasparenti poteva consentire una cosa simile: anziché unire, la Nuova Italia di Mancini è partita dividendo. Poi, e qui veniamo alle scelte recenti, per l’esordio in Nations League contro la Polonia, Mancini non solo ha chiamato un Balotelli fuori forma, fermo al palo per il solito tira molla sul mercato e, pare, con 15 chili in più addosso, ma lo ha messo anche titolare, alla faccia di Immobile (una macchina da gol in campionato) e Belotti. Figuraccia anche con le altre scelte in controtendenza (Gagliardini e Pellegrini per esempio), al limite del provocatorio; dietrofront col Portogallo, nove undicesimi cambiati nella formazione titolare, Balotelli in tribuna e l’esordio dall’inizio di Lazzari della Spal, mandato allo sbaraglio fuori ruolo.

Nessun giocatore della Juve in campo, sconfitta di misura, poteva essere invece larghissima se Donnarumma non avesse rimediato ai danni di una squadra ancora senza gioco e senza fase difensiva, sempre perforata nelle cinque gare disputate con Mancini sulla panchina. Eccolo comunque il primo colpevole di una situazione che sembra essergli già sfuggita di mano, perché delle due l’Una: o Mancini sta facendo tutti questi esperimenti per il solito gusto di andare controcorrente e magari nel frattempo capirci qualcosa in più in vista in vista delle qualificazioni al prossimo europeo, oppure non ha capito la gravità della situazione. In ogni caso, con lui e questa Federcalcio di comparse per ora, stiamo messi proprio male.

Paolo Bargiggia

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