Roma, 28 giu – Le elezioni comunali dello scorso fine settimana sono rivelative. E meritano un pur cursorio commento, senza pretese di esaustività. In primo luogo, esse segnano la prosecuzione della tendenza estrinsecatasi il 4 marzo scorso: non vince la destra, non vince la sinistra, ma vince il basso contro l’alto.  V’è, certo, chi inappropriatamente continua a parlare di «onda nera». In realtà, è l’onda del popolo contro l’élite mondialista, del basso contro l’alto, del Servo contro il Signore. L’onda del risveglio del popolo precarizzato, della massa nazionale-popolare schiacciata dai dispositivi mortiferi della globalizzazione e del mercato deregolamentato, della tecnocrazia eurocratica e dell’efficiente dominio post-democratico dell’aristocrazia finanziaria. Questo, e soltanto questo, è il punto.

Dei molteplici commenti apparsi, tutti in stile lamentoso e mai autoaccusatorio, voglio qui rammentarne uno soltanto. Così ha scritto Giannini, sulle colonne del rotocalco di salda fede mondialista La Repubblica, vero e proprio Osservatore Romano della mondializzazione classista no border: «L’onda nera sfonda gli argini, l’Italia rossa non c’è più». Il commento è esemplare: racchiude tutto il non senso entro cui si muove la falange delle sinistre mondialiste. Tutto ciò che non è allineato con il paradigma egemonico è diffamato dalla neolingua come onda nera, come ritorno dei nazifascismi eterni, insomma come colpa inespiabile del rozzo popolo populista e xenofobo, incapace di apprezzare le meraviglie della globalizzazione.

Per inciso, mi permetto di ricordare a Giannini – qualora gli fosse sfuggito – che l’«Italia rossa» non c’era più da un pezzo: almeno da quando le sinistre arcobaleno e fucsia avevano tradito Marx e Gramsci per diventare baluardi di difesa del capitale. Almeno da quando esse si battevano in nome delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, dei bombardamenti umanitari atlantisti e delle «riforme» a beneficio esclusivo dei dominanti e a nocumento altrettanto esclusivo dei lavoratori. Emblematico, a tal riguardo, il caso di Terni, la Leningrado del centro Italia. Città che ora non è in mano alle forze populiste: e non solo per l’altissimo profilo di Leonardo Latini, nuovo sindaco e uomo dalla grande cultura, ma anche per via dell’acquisita consapevolezza dei lavoratori. Consapevolezza, esatto: del fatto che il tradimento delle sinistre era compiuto. Insomma, cari amici delle sinistre arcobaleno e glamour, speriamo che la batosta vi giovi. Vedete cosa accade, alla fine, a odiare il popolo e i lavoratori? A difendere solo gli interessi del capitale mondialista?

Diego Fusaro

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2 Commenti

  1. Tutte le volte che parla giannini mi sale il reflusso e il rigurgito gastro esofageo…….. È un ignobile arrogante sinistro che dall’alto della sua prosopopea piddina si erge a censore degli ultimi,gli stessi poveri sudditi italiani che pagano e lavorano per mantenere questi intellettuali parassiti, opinionisti del niente e del nulla……..ci stia lui nella periferie, fogne e cloache africane, dove spaccio, delinquenza e luridume sono all’ordine del giorno……. Ci vada e ci resti. Auguri.

  2. Chi ha voglia puo’ leggere un articolo, se cosi si puo’ definire ma forse meglio dire breve scritto, di Diego Fusaro sul Fatto Quotidiano che ha per argomento l’Erasmus e la volontà di sradicare che dietro risiede.
    Ecco una frase: “Rapinate del proprio futuro, le nuove generazioni a capitalismo integrale sono volgarmente felici nel loro stesso disagio; ”
    ps Giannini è terribile, ma come sappiamo non c’è limite al peggio che infatti c’è …

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