Roma, 23 ago – Dopo Adorno, dopo Baudrillard, dopo Debord v’è davvero poco da aggiungere sull’essenza maligna della manipolazione pubblicitaria e sulle virtù perverse della catechesi giornalistica di completamento dei reali rapporti di forza iperclassisti. Lo spettacolo è il sole che mai tramonta sulla società a forma di merce. Non voglio, dunque, aggiungere alcunché. Sarebbe ozioso. Mi limito a porre in evidenza un caso in cui, in questi giorni, ha preso corpo in modo fulgido il dispositivo infernale della società dello spettacolo e della sua manipolazione organizzata tesa a trasformare i sudditi in docili schiavi amanti le proprie catene. “Chi legge Repubblica, vola a New York!“. Questo il messaggio propalato urbi et orbi dall’industria culturale del rotocalco turbomondialista “La Repubblica”, ormai noto anche come la voce del padronato cosmopolita o come “L’osservatore romano” dei mercati divinizzati.

Il rotocalco promette ai suoi fedeli lettori l’esperienza eccitante e cool di un viaggio a Nuova York, La Mecca della mondializzazione capitalistica e della centrifugazione postmoderna delle identità. Insomma, promette loro, a mo’ di ambito premio agognatissimo, un viaggio di rieducazione cosmopolita e globalista, di modo che si depurino senza residui dalle nocive scorie del provincialismo italico e dal più vieto elemento nazionale-popolare. Non è specificato nel bando se ad accogliere festanti i fortunati vincitori saranno, all’aeroporto di Nuova York, Vittorio Zucconi – il Giove della privatizzazione antistatalista – e il bardo cosmopolita Roberto Saviano, magari con un approvvigionamento di titillevolissime aragoste – rubiconde come le famose magliette – con lui discese dal sontuoso attico.

Ancora una volta, il rotocalco fiduciario dei mercati apolidi rivela il suo telos o, come direbbe esso stesso, con la neolingua globalista che gli è sì cara, la sua “mission”: ortopedizzare le menti, forgiare e modellare l’immaginario delle plebi mondializzate in senso liberal-libertario, educandole al nuovo ordine morale (free market, free desire, free exploitation) e all’abbandono di ogni radicamento e di ogni appartenenza nazionale, al divertimento senza frontiere, al lifestyle sradicato-diasporico, alla narrativa no border del mondialismo e all’integrazione cosmopolita sotto il segno degli united colors (in realtà del monocromatismo assoluto del mercato planetarizzato).

Tale è l’essenza della abominevole new left globalista e postmarxista, movimento liberal d’opinione che, sempre in lotta contro tutto ciò che ancora resiste al nuovo ordine mondiale (subito diffamato come fascista e populista), rimodella i costumi delle nuove plebi adattandoli in senso cosmopolitico e liberal-libertario ai nuovi stili di vita, di consumo e di desiderio imposti dalle logiche del sistema finanziario senza frontiere e dalla catechesi dei diritti cosmetici di libertà individuali per individui privatizzati, per consumatori sciolti da ogni precedente etica comunitaria. Ordunque, buon volo a Nuova York, godetevi il lato trendy della mondializzazione classista e alienante, con l’amabile compagnia di Zucconi e di Saviano. E, possibilmente, che il biglietto sia di sola andata. E dove volevate che vi facessero volare, pecoroni cosmopoliti che non siete altro?

Diego Fusaro

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