Roma, 27 feb – Se ancora date credito alla stampa mainstream italiana, in particolar modo quando parla dell’emergenza neofascista, la storia della bandiera del Kekistan alla manifestazione di Matteo Salvini a Milano farà al caso vostro. Tutto nasce dalla presenza, al comizio di sabato in piazza Duomo del leader leghista, di un tale col fazzoletto verde al collo e una bandiera verde con quattro “K” che ricorda vagamente quella del Terzo Reich. A Repubblica non sembra vero. Paolo Berizzi, con l’accuratezza e la precisione filologica che da sempre lo contraddistinguono, fa un articolo dal titolo: “E al comizio di Salvini in bella mostra la bandiera dei neonazi Usa”. Per il bravo giornalista, si tratta degli “effetti della svolta nazionalista e sovranista della Lega, passata da movimento autonomista e federalista per eccellenza a contenitore della destra con lo slogan Prima gli italiani”. Ma davvero quella bandiera verde sta lì per dimostrare che i nazisti italiani sostengono Matteo Salvini? Il vero significato del Kekistan e del suo “drappo nazionale”, in realtà, è un altro, e lo spiega molto bene Luca Donadel con un video molto chiaro.

Per farla breve, il Kekistan è uno stato immaginario, creato su vari social americani allo scopo di prendere in giro la tendenza tutta liberal a demonizzare come nazista chiunque non pensi secondo i dettami del politicamente corretto. Ma si tratta di un simbolo puramente satirico, che fa riferimento al dio Kek, una sorta di divinità egizia che ha il volto di una rana, rifacendosi al noto meme di “Pepe the frog”. I ragazzi che lo hanno portato in piazza sono gli animatori della pagina Facebook “Dio Imperatore Salvini”, versione italiana di God Emperor Trump. La stessa pagina, dopo il comizio di sabato e la reazione allarmata di Repubblica, Corriere della Sera, Radio Popolare, Emanuele Fiano, ha giustamente cantato vittoria: “Trollata meglio riuscita della mia vita, gruppi interi triggerati perché una paginetta da 5K likes che esiste da un paio di mesi è stata più originale di loro. Giornali e Politici (ciao Fiano!) che scrivono articoli sul ritorno dei nassisti in Italia, quando il fine della bandiera del Kekistan è appunto fregare e innervosire (troll & trigger) certe persone”.

Ma quelli che hanno rosicato di più, alla fine, sono stati quelli di Vice, che, come noto, scherzano su tutto, ma non sopportano che qualcuno diverso da loro si permetta di fare una trollata ben riuscita. Il commento è allora rosicone da morire: “Come si può vedere dal video”, scrive l’esperto di estrema destra Leonardo Bianchi, “di ‘ironia’ non c’è traccia; a meno di non considerare ‘ironia’ l’equivalente politico delle scoregge fatte con le ascelle alle medie. Al di là di tutto, il fatto è piuttosto semplice: c’è un gruppetto di cheerleader di Matteo Salvini che si fomenta con ‘trollate’ elementari, e solo ed esclusivamente per aver ‘triggerato’ —a loro dire—la stampa italiana. Se questa è ‘l’alt-right italiana’, insomma, possiamo stare tranquilli”. E se questo è il livello della stampa mainstream italiana (di cui Vice fa parte a pieno), stiamo ancora più tranquilli.

Giorgio Nigra

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