Roma, 8 mar – Il tradimento centrista e inciucista era già pronto: prima delle elezioni, Forza Italia e Partito democratico avevano già in testa la grande coalizione. Quanto a Salvini, si sarebbe adeguato, volente o nolente. La grande affermazione della Lega e il crollo verticale del Pd hanno però scompaginato i piani. Il che non significa che Berlusconi abbia accantonato l’idea di essere lui a condurre le danze, dato che il ruolo di numero due della coalizione va decisamente stretto al suo ego.

In un videomessaggio diffuso ieri, il Cav ha ricordato che il suo partito “ha contribuito in maniera determinante” alla costruzione della vittoria del centrodestra e ha sottolineato che “il risultato sarebbe stato assai diverso” se non gli “fosse stato impedito di correre come candidato a pieno titolo”. Certo, Berlusconi si dice “felice per Salvini e la Lega con la quale governiamo già da tempo Regioni importanti”, ma sottolinea: “Rimango il leader di Fi, il regista del centrodestra e il garante della compattezza della coalizione”. Frasi da cui discendono messaggi chiari. Se le elezioni dovevano fungere anche da primarie di coalizione, sancendone il leader, ebbene, allora costui è Salvini. Ma che cos’è questa storia del “garante e regista”? La sottolineatura dell’handicap relativo alla non candidabilità, poi, esprime chiaramente il sentimento di una leadership di fatto, impedita solo dalle “toghe rosse”.

Al Corriere della Sera, un “salviniano doc” rimasto anonimo si lamenta del fatto che, da Berlusconi, il riconoscimento della leadership di Salvini “è arrivato a mezza bocca”, “non abbiamo visto nelle dichiarazioni di Berlusconi tutta la potenza comunicativa a cui ci ha abituati”. Di fatto sembra non esserci nemmeno la certezza che il centrodestra salga al Quirinale con un’unica delegazione. Il timore che aleggia, per lo più inespresso, ha un nome: tradimento. Scriveva sempre il Corriere della Sera un paio di giorni fa: “C’è un sospetto che non abbandona molti leghisti. E cioè, che Forza Italia non abbia ancora smesso di puntare sull’appoggio esterno del Pd (o di una sua parte) a un governo di centrodestra. Guidato sì da un leghista, ma non da Salvini. Cosa che, dicono i suoi sostenitori, a Berlusconi premerebbe non soltanto per non risultare secondo, ma anche per le sue relazioni con il Partito popolare europeo”. Potrebbe insomma esserci all’orizzonte uno scherzetto dei maroniani, mai troppo in sintonia con la linea di Salvini? Ipotesi difficile nell’immediato, un accoltellamento alla schiena così plateale dopo una vittoria tanto imponente causerebbe una rivolta della base.

L’idea, però, è quella di far decantare la situazione per arrivare a un punto in cui una soluzione del genere diventi inevitabile. A quanto trapela, Salvini, a differenza di Di Maio, accetterebbe un incarico esplorativo. Scelta rischiosa, perché c’è il rischio di bruciarsi. Forse il leader leghista non teme il fallimento perché spera di tornare presto al voto e ottenere un risultato ancora maggiore, ma la decisione potrebbe essere un boomerang, perché Berlusconi potrebbe approfittare dello stallo per scalzare il leader leghista e mettere al suo posto un uomo del Carroccio più centrista e “istituzionale”. Insomma, lo spettro dell’inciucio è ancora presente e lotta in mezzo a noi.

Giorgio Nigra

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  1. ….ipotesi ‘machiavellica”, ma proprio per questo, molto probabile…. Stiamo in Italia la patria, purtroppo, che ne ha visto la. malagurata nascita…Autore molto apprezzato, da sempre, nelle stanze di chi vuole tenere il potere a qualsiasi costo…

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