Roma, 9 feb – Quelli di sempre. Perché buon sangue (si fa per dire) non mente. La scelta di questi giorni del Comune di Cuneo, di un rettore torinese, ma anche e soprattutto del Pd e di tutte le sue ramificazioni di sventolare la bandiera francese in chiave palesemente anti-italiana (ha ragione il vicepremier Di Maio) non è una novità. Per niente. E’ semplicemente una costante di una parte maggioritaria della sinistra italiana che del concetto di Patria non ha mai potuto e voluto fare uso, che della difesa degli interessi nazionali non ha mai voluto saperne se non combaciavano con interessi terzi, finendo molto spesso per schierarsi con i nemici o semplicemente gli avversari dell’Italia.

La bandiera del disertore durante la guerra

L’elenco è talmente lungo da arrivare oltre il secolo di storia. Basti pensare alla bandiera della neutralità impugnata durante la Prima guerra mondiale e alla difesa, anzi alla candidatura in Parlamento, di un disertore come Francesco Misiano. Oppure, sempre guardando a cento anni fa, alle tante bandiere rosse innalzate sui balconi degli edifici comunali in mano ai socialisti, al posto del tricolore. E se durante il Ventennio la spinta anti-italiana ha dovuto segnare il passo, limitandosi ai commenti acidi dei fuoriusciti che più volte hanno offerto i loro servigi in chiave antinazionale – “E’ per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più”, si vantava Palmiro Togliatti –, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale ha ripreso pieno vigore.


La bandiera, in quel caso non esposta per motivi di sicurezza, era Radio Londra. Veniva sventolata con i tanti appoggi (chiamiamoli tradimenti) assicurati anche prima dell’8 settembre, quando era l’Italia, e non solo il Fascismo, in guerra. Una storia quella dei tradimenti, costati migliaia di vittime, in buona parte ancora da scrivere. A fine conflitto, poi, la moda di esibire bandiere altrui è riesplosa. Basti pensare alle insegne sovietiche, talvolta mitigate dall’aggiunta della sigla Pci sotto la falce e martello, o il trattamento riservato alla bandiera jugoslava e a un massacratore di italiani come Josip Broz Tito. E ancora alle bandiere cinesi e vietnamite.

Dalla bandiera rossa a quella arcobaleno

Ai congressi del Pci, l’inno d’Italia, che fu valutato se smettere di suonare, veniva dopo l’Internazionale e Bandiera rossa. Non certo un caso. Ma una splendida foto plastica delle priorità di quel partito, di quel mondo, ci arriva dal film “Nel nome del popolo italiano”, con la regia di Dino Risi. Il giudice (comunista) Mariano Bonifazi si ritrova in mano la prova dell’innocenza dell’industriale (nero) Lorenzo Santenocito la cui condanna è già segnata. Il magistrato decide così di presentare la prova e graziare l’inquisito, ma ci ripensa quando, al gol di Boninsegna durante Italia-Germania del 1970, in tanti italiani espongono tricolori alle finestre.

Un odio anti-italiano che non è mai morto, che si è semmai saputo riciclare. Finendo a sventolare altri drappi. Come la bandiera del pacifismo, anche in questo caso esibita più e più volte dai municipi negli ultimi decenni. E c’è da supporre che l’odio viscerale nutrito dai nipotini di Togliatti per Bettino Craxi affondi anche nella scelta di quest’ultimo, sulle orme, piaccia o meno, di quanto fatto decenni prima da un gigante di quella tradizione politica, di porre fine al dissidio tra Patria e Socialismo. Gli eredi del comunismo sono arrivati a garrire persino il drappo americano, in epoca Obama e Clinton. E ora si ritrovano compatti sotto le insegne del nuovo padrone, ovvero sotto la bandiera della UE. I patrioti dell’Unione Europea, era lo striscione esibito durante una recente manifestazione piddina. Patrioti di tutti e di tutto, talvolta a libro paga, come nel caso dell’Urss, meno che dell’Italia. Meno che del tricolore bianco rosso e verde. Da sempre.

Fabrizio Vincenti

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5 Commenti

  1. Una parola buona su questo Governo: è un po’ diverso dai precedenti. Ovviamente c’è Fico che non ricorda bene com’è fatta la nostra Bandiera e la Raggi che per pescare voti nel naufragio del pd rispolvera tematiche stantie, pero’ un po’ di diversità rispetto ai servi, svenditalia, supini ad ogni vicino fosse anche San Marino a mio parere si vede. Certo i toni sono incerti e contorti (Di Maio per esempio con la sua lettera al le Monde e anche certi liberisti, atlantisti della Lega) ma rispetto al possibile governo del presidente Mattarella con Cottarelli …

  2. La Meloni li ha chiamati col loro vero nome, ovvero servi e traditori……….per i piddini buonisti e comunistoidi gli italiani devono morire sudditi,schiavi e servi dell’europa sorosiana purolenta nonché della fecciaglia africana spacciatrice negroide da loro tanto amata……….da vomito.

  3. A mio parere un maschio beta non potrà mai sventolare la Bandiera della sua Patria perchè questo comporta inesorabilmente l’essere Patrioti e Guerrieri per difenderla…roba decisamente da Uomini.

    Ai primi non rimane quindi – da perfetti “cuckold” etici – quella di sventolare la bandiera del nemico più forte sperando così nella sua pietà e misericordia;

    A proposito,già è gravissimo moralmente sventolare la Bandiera del nemico più forte,ma quando questo nemico è rappresentato poi da un Maccaron e sua nonna OPS sua moglie,c’è il rischio persino di non essere accettati nemmeno nella sezione “cuckold” di YOU PORN.

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