Roma, 22 sett – La festa di Atreju, giunta alla sua ventiduesima edizione e appena conclusasi, lancia un messaggio chiaro e definitivo: il sovranismo non è affatto finito.Tantissimi tra simpatizzanti e militanti hanno preso parte alla kermesse di tre giorni, svoltasi sull’isola Tiberina a Roma.

Tutti contro Orban

Zingaretti, più traballante che mai visto lo scisma renziano, ha commentato, in modo alquanto acido, il successo della visita di Orban ad Atreju «Orban è un nemico dell’Italia, ragiona e agisce come tale e contro i nostri interessi. Sognava di distruggere l’Europa e, sconfitto, viene qui a dare lezioni. Torni a fare danni a casa sua. Qui tramite i suoi amici ci ha provato ma li abbiamo fermati». Replica Giorgia Meloni, tramite Facebook: «Se veramente ci volete fermare abbiate il coraggio di presentarvi di fronte agli italiani in libere elezioni. I veri nemici dell’Italia siete voi».

“Italia non sarà campo profughi d’Europa”

Anche Matteo Renzi, leader del nuovo partito Italia Viva che Romano Prodi ha accostato per nome e durata alla marca di un nuovo yogurt, non ha potuto fare a meno di dire la sua a proposito della visita di Orban: «la destra italiana ha acclamato un leader straniero, l’ungherese Orban, che non accetta di aiutarci per i migranti ma allo stesso tempo riceve miliardi dai contribuenti italiani. Si chiamano Fratelli d’Italia ma sono solo patrioti. Patrioti ungheresi». Puntuale la risposta della Meloni che accusando l’ex dem di aver scritto una fesseria, per giunta non originale ma copiata da Merkel e Macron: «Ad Atreju Orban ha ribadito che vuole difendere le frontiere esterne Ue, mentre Francia e Germania vogliono fare dell’Italia il campo profughi d’Europa. Non ho dubbi su chi siano gli amici e chi i nemici».

Al di là delle frecciatine, provenienti anche dal quotidiano Repubblica che ha bollato la tre giorni sull’Isola Tiberina come «la festa dei Balilla», Atreju si è confermata la piazza delle idee e, complice in particolare la compostezza della platea, del confronto libero. Se molti speravano in un clima ostile nei confronti degli ospiti non sovranisti, in modo da poterci fare qualche titolone, purtroppo per loro è andata male. Tutti gli invitati hanno avuto modo di salire sul palco ed esporre i propri temi davanti ad un pubblico  rispettoso. Esempio lampante di ciò è stato l’intervento del premier Giuseppe Conte che, pur avendo messo a dura prova la pazienza dei presenti quando ha caldeggiato la possibilità di tassare merendine e bibite gasate, al termine dell’intervista con Bruno Vespa, è stato salutato da un applauso e dal coro legittimo: «Elezioni”.

Alessandro Boccia

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