Bolzano, 19 feb – Alla fine ha rassegnato le proprie dimissioni Kevin Masocco, giovane consigliere comunale della Lega a Bolzano. Dura così solo un mese il mandato del leghista bolzanino, entrato in Consiglio comunale dopo che un suo collega aveva lasciato l’Aula per accomodarsi alla Provincia. Il motivo del ritiro è la polemica infuocata che si è scatenata attorno a un audio WhatsApp inviato da Masocco in una chat privata della Lega locale. In discoteca ed evidentemente ubriaco, l’ormai ex consigliere così aveva detto ai colleghi: «Vieni allo Juwel [discoteca di Bolzano], c’è una dj figa da violentare. Adesso ti mando una foto, p***o dio». L’audio, in seguito, è finito tra le mani della Tageszeitung, quotidiano altoatesino di lingua tedesca. Di lì lo scandalo per il messaggio «sessista».

Una vita sregolata?

Da quel momento è partita una caccia alle streghe di stampo neofemminista, che non ha perdonato a Masocco la bravata alcolica e le iperboli da maschio arrapato, subito trasformate in un’istigazione allo stupro. Il problema, però, è che il giovane consigliere comunale se l’è giocata malissimo: inizialmente ha negato la paternità dell’audio per poi capitolare e ammettere il fatto, una volta inchiodato di fronte all’evidenza. A quel punto le dimissioni sono diventate quasi inevitabili. Peraltro, il giovane consigliere leghista non era nuovo a queste intemperanze: più volte era infatti stato visto in discoteca visibilmente ubriaco e molesto, sia verso uomini che verso donne. Una volta, ad esempio, denunciò un’aggressione ai suoi danni da parte di alcuni immigrati, incassando anche la solidarietà di Salvini, sebbene non sia mai stato chiarito il motivo dell’aggressione. Alcuni presenti parlarono di un Masocco alticcio che aveva provocato gli stranieri. Ma, appunto, non ci sono conferme.

Una faida interna?

Insomma, Masocco non era proprio il prototipo del consigliere perfetto. In tutto questo, però, rimane una domanda: come ha fatto l’audio a finire nelle mani della stampa? Il messaggio, in effetti, era stato inviato a dei colleghi, i quali probabilmente ben sapevano che quella era tutt’altro che un’istigazione allo stupro. Non è pertanto da escludere che la pubblicazione dell’audio incriminato sia stata il frutto di una ritorsione all’interno del riottoso gruppo bolzanino. Secondo fonti accreditate, tra gli attuali 4 consiglieri comunali della Lega non scorre affatto buon sangue. Uno addirittura, Marco Galateo, aveva già abbondonato il gruppo leghista per passare a Fratelli d’Italia. Tant’è che, quando in Consiglio comunale era stato confezionato un processino in contumacia a Masocco, i colleghi leghisti non avevano proferito parola: l’unico a intervenire contro questa pratica scorretta – non entrando quindi nel merito dell’audio – era stato Andrea Bonazza, consigliere di CasaPound Italia. In altri termini, l’impressione che si sia trattato di una vendetta in salsa leghista è abbastanza forte.

Elena Sempione  

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