Roma, 17 apr – Su Notre Dame qualcuno poteva far peggio di Saviano? Difficile crederlo. E invece ci ha pensato il grillino Alessandro Di Battista, che in un lungo post su Facebook ha sparato una baggianata delle sue tanto per superare il nientologo partenopeo: “Non voglio urtare la sensibilità di nessuno, dico solo che a Parigi, grazie a Dio, non è morto nessuno. Quel tetto e quella guglia verranno ricostruiti. Vedrete, il denaro per farlo non mancherà. Quel denaro che al contrario non arriva mai quando si tratta di altre ricostruzioni o di altre latitudini del pianeta. Nell’attesa di conoscere i responsabili dell’incendio parigino, così, tanto per esercitare la memoria, provo a ricordare alcuni dei responsabili della guerra che si sta combattendo oggi a Tripoli, città, tra l’altro, a noi più vicina di Parigi”.

Un paragone talmente fuori luogo da sembrare inverosimile, non fosse che Di Battista l’ha scritto sul serio. Non contento dell’uscita a dir poco infelice, il già leader pentastellato ha elencato una serie di responsabilità del disastro libico. A prescindere dalla questione in sé, anche in questo caso è il parallelo con Notre Dame ad essere del tutto assurdo: “Ci sono i francesi di oggi – ha scritto Di Battista – quelli che se ne fregano dei profughi (tanto al limite vanno in Italia) e che, nell’ombra, incitano Haftar a non fermarsi. Macron ieri ha messo su un’espressione contrita e ha detto che Notre Dame verrà ricostruita. Sarà anche vero ma l’unica ricostruzione che davvero gli interessa è quella di una Francia imperialista capace di mettere le mani sui pozzi di petrolio libici”.

Come riflettere su questioni serie, centrando parzialmente il punto, finendo poi per condirle con osservazioni discutibili, per usare un eufemismo non offensivo. Per Dibba infine anche il popolo italiano su Libia e immigrazione ha le sue colpe, non è abbastanza sensibile e umano: “Tra i responsabili, ci siamo anche un po’ noi. Perché se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne beh, forse, vivremmo in un Paese più giusto”. Il fantastico mondo migliore a Cinque Stelle.

Alessandro Della Guglia

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