merkel-hollande_2271199bBerlino, 19 ago – L’Italia è fuori dal vertice di Berlino. Ieri sera, nella capitale tedesca, si sono incontrati i due ministri degli esteri che contano, quello francese Fabius e quello tedesco Steinmeier. Nemmeno interpellata la tanto sponsorizzata Mogherini, ministro degli Esteri italiano e candidata agli esteri dell’UE. Non soltanto un gesto di scortesia, peraltro tipico dei francotedeschi, da sempre tendenti a considerare l’Unione come il cortile di casa loro. Più che altro, si può dire, la presa d’atto che il governo Renzi non è in grado di esercitare alcuna autorevolezza internazionale, impegnato com’è a fare “i compiti” per Bruxelles.

E non solo quello: dietro all’assenza del nostro portavoce c’è la consapevolezza che, comunque vada, da Roma non arriveranno repliche. L’ennesima frustrazione delle già minime ambizioni italiane, che per quest’anno si concentravano tutte sulla presidenza di turno dell’Europa. Eppure dovremmo essere interessati più di ogni altra nazione all’esito del meeting russo – ucraino. Se non per volontà, quantomeno per necessità: l’Italia è il quarto partner economico della Federazione, ed alimenta un volume di commercio pari a 40 miliardi di euro. Giusto poco sotto la Germania, per intenderci. Che invece tutela a spron battuto il rapporto privilegiato con Mosca.


Le assurde sanzioni antirusse, alle quale Renzi si è supinamente adattato, rischiano di costarci due miliardi e mezzo di euro di export: in parole povere il fallimento di molte industrie meccaniche che esportano verso Mosca ed il ridimensionamento dell’export vinicolo, che fattura centinaia di milioni di euro. Senza contare i mercati minori, che comunque tengono a galla settori in sofferenza come quello orafo e il turismo di alto livello.

Francesco Benedetti

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