Roma, 23 ago – Mentre sono in corso le trattative per il grande inciucio, Fausto Bertinotti accusa il Pd di essere malato di «governismo». Come spiega l’ex segretario di Rifondazione comunista, «così facendo il centrosinistra ripensa l’ancien régime, ritorna a quel sistema politico che ha determinato il vuoto che ha portato al governo dei populisti: le stesse movenze, le stesse relazioni tra partiti, lo stesso governismo, l’ansia di andare al governo, come se non fosse stata proprio la governabilità a provocare l’attuale crisi». Secondo Bertinotti, dunque, il Pd sarebbe mosso unicamente dall’ossessione per il potere. Ma anche i pentastellati vengono bacchettati: «Dall’altro lato – continua Bertinotti – c’è un M5S che cerca di ripulirsi dalla sporcizia accumulata durante l’anno di governo catastrofico con la Lega».

«La sinistra ha paura del voto»

L’ex sindacalista parla quindi di un quadro politico «deprimente», peraltro aggravato da una «volgarità» che «non è solo un elemento estetico, ma è anche la manifestazione delle convulsioni finali di una politica che non ha più presa sulla realtà e sulla vita delle persone. La compostezza formale del passato non era un artificio ma un segno di dignità». È per questo che Bertinotti esorta le parti politiche a tornare al voto. Anche se questo potrebbe favorire la Lega: «Se chi vuole contrastare Salvini – incalza Bertinotti – ha paura delle urne e di misurarsi con la propria inadeguatezza, allora è evidente che quelle forze devono attuare una rivoluzione al loro interno, devono cambiare».

Bertinotti e il modello dei gilet gialli


Secondo la valutazione dell’ex segretario di Rifondazione comunista, la sinistra italiana non è più capace di parlare al popolo. Ma è proprio lì che starebbe la soluzione. Per Bertinotti, infatti, bisogna tornare ad ascoltare le istanze popolari, e in questo prende a modello i gilet gialli: «C’è un po’ di invidia in quello che dico, ma attorno ai rond-point [simbolo della protesta dei gilet gialli] sono nate nuove forme di democrazia partecipata, che costituiscono il lascito e il deposito, quale che ne sia l’esito, dell’esperienza dei gilets jaunes». Come spiega l’ex sindacalista, «i gilet gialli sono riusciti in quello in cui le opposizioni politiche hanno fallito, e cioè hanno costretto Macron, che sembrava il principe emergente dell’Europa reale, a rinunciare ad alcuni provvedimenti essenziali del suo governo e ad aprire un dibattito con la nazione». Insomma, niente giochi di Palazzo o cambiamenti calati dall’alto, bensì rinnovamento operato dal basso. In pratica, quello che la sinistra non sa più fare.

Elena Sempione

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