Roma, 14 lug – Non siamo forse ai livelli grotteschi di Laura Boldrini, ma poco ci manca. La direttiva Bongiorno-Spadafora, tandem gialloverde alla ricerca di un centro di gravità neutrale, è un testo firmato a fine giugno, prima che il sottosegretario grillino delegato alle Pari Opportunità accusasse di sessismo il vicepremier leghista Matteo Salvini. Difficile dire se il ministro della Pubblica Amministrazione con il senno di poi avrebbe deciso ugualmente di sottoscriverlo, visto che la stessa Bongiorno si era detta “sorpresa” delle dichiarazioni di Spadafora. Ma tant’è. Con tutta evidenza, sull’argomento in questione, ha prevalso la linea gender dei pentastellati. Senza però che la Lega battesse ciglio.

Nel documento congiunto, se non si riscrive la lingua italiana come qualcun altro del precedente governo avrebbe voluto fare, si impone però ai dipendenti statali di utilizzare un lessico diverso, più consono alla parità di genere. “Utilizzare in tutti i documenti di lavoro (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.) termini non discriminatori. Meglio quindi l’uso di sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi: avanti con la parola ‘persone’ al posto di ‘uomini’”, si legge nel testo.

Il “bollino” di genere

Non è però il solo scivolone politicamente corretto del governo, perché tra i primi punti della direttiva compare l’adozione di iniziative “per favorire il riequilibrio della presenza di genere nelle attività e nelle posizioni gerarchiche ove sussista un divario fra generi non inferiore a due terzi”. A tal fine poi le amministrazione pubbliche “devono curare che la formazione e l’aggiornamento del personale, ivi compreso quello con qualifica dirigenziale anche apicale, contribuiscano allo sviluppo della cultura di genere, anche attraverso la promozione di stili di comportamento rispettosi“.

Insomma il gender mainstreaming dev’essere considerato un principio fondante per la pubblica amministrazione, che dovrà aggiornarsi e adattarsi, utilizzando nuovi termini ed espressioni correct. Ma non finisce qua, nel documento si parla anche di produrre “tutte le statistiche sul personale ripartire per genere”, valutando “tutte le variabili considerate (comprese quelle relative ai trattamenti economici)”. Si prevede poi una sperimentale “certificazione di genere”. Gli uffici pubblici potranno così, tramite una sorta di bollino, far notare il “constante impegno profuso” riguardo alle pari opportunità. Ecco, a prescindere dalla tendenza politically correct, davvero sono queste le misure prioritarie da adottare per la pubblica amministrazione?

Alessandro Della Guglia

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4 Commenti

  1. Che povero paese! Questi sono i classici segnali che preannunciano l’ estinzione di una specie! Nel nostro caso, di un Popolo. Aspettiamo la notte in cui udremo un gufo urlare il nostro nome.

  2. Perché non eliminare gli O e le A finali dei nomi propri? Saremmo così un genere unico. Ma guardiamoci allo specchio, per qualche fasullo/a dovremmo nascondere la nostra vera identità? Come siamo caduti in basso!

  3. Attenzione che quando parlano di uguaglianza e pari opportunità, in pratica vogliono dire discriminazione contro gli uomini e privilegi per le donne.

  4. Adesso anche la Bongiorno, che sembrava a favore della famiglia , si mette con Spadafora, il presunto fidanzato di Di Maio come ha detto Sgarbi(e in passato Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescanza!!), per il nuovo lessico “gender”.
    Bisogna opporsi a chiunque rema contro le nostre tradizioni ed una famiglia naturale composta da donna e uomo.Vi sono forze occulte, anche straniere, che vogliono la cancellazione delle identità nazionali, familiari, religiose e sessuali per avere un uomo senza identità da controllare sin dall’ infanzia; questi vogliono individui apolidi che non rivendichino i loro diritti collettivi di cittadinanza nè che chiedano la nazionalizzazione delle molte imprese svendute da traditori della patria

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