Roma, 10 lug – Il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora (M5S) ha accusato Matteo Salvini di “sessismo” e “maschilismo”. Il vicepremier, come è noto, ha chiesto le dimissioni del sottosegretario, che proprio oggi fa sapere di non averne l’intenzione. A dare supporto a Spadafora oggi arriva anche Maria Elena Boschi, che durante il governo Gentiloni ricoprì lo stesso incarico.

“Spadafora ha ragione”

La Boschi ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui riconosce a Spadafora una parte di ragione: “Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perché sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità”. Poi arriva l’affondo ai grillini: “Mi chiedo però dove fossero i Cinquestelle quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche”.

“Linguaggio discriminatorio di Salvini”

“Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo” ribadisce la Boschi, responsabile del dipartimento Pari Opportunità nel governo Gentiloni: “Salvini ha grosse responsabilità su questo fronte, a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita”.

“Ma M5S governa con Salvini”

“Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo, ma poi i Cinquestelle continuano a governare con la Lega. Ma il tema vero sono i centri antiviolenza“. Secondo la Boschi, infatti, Spadafora avrebbe mentito dicendo che durante la sua gestione sono stati stanzianti undici milioni del budget ai centri dedicati alla violenza contro le donne. “Quei fondi non erano destinati fin dall’inizio alla gestione dei centri, ma facevano parte di uno stanziamento aggiuntivo da utilizzare in misure di contrasto alla violenza”, dice la Boschi. Questi fondi, dunque, sarebbero stati spesi “con progetti vagliati dalla Corte dei Conti. Dalle strutture che “curano” gli uomini maltrattanti, alle donne migranti, alle campagne contro la violenza di genere nelle scuole. Come possiamo sperare di sradicare la cultura della violenza?”. Insomma, per la Boschi il maschilismo è bipartisan. Ma, con tutto il rispetto per la piaga della violenza sulle donne, una parola per gli abusi perpetrati ai danni dei bambini anche a causa di un suo collega del Pd, il sindaco Andrea Carletti di Bibbiano, non si è ancora sentita uscire dalle belle labbra della Boschi – che nel 2017 partecipava con entusiasmo e gioia ad un’iniziativa del Pd della cittadina emiliana.


Ilaria Paoletti

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5 Commenti

  1. Se una qualsiasi donna è libera di autodefinirsi: “femminista”, se detto aggettivo è ritenuto positivo, onorifico, democratico & progressista, non vedo perché, se, ovviamente, la “libertà” è la stessa per tutti, un uomo, un “maschio” , non può essere, appunto : “maschilista”?!?! Ma, probabilmente, in “Itaglia”, la “libertà” è come la “legge”, che è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali di fronte alla “legge”. (E quindi, alla “libertà”.

  2. Evviva il maschilismo!! Dopo decenni in cui ci hanno detto che bisogna vergognarsi di essere maschi, almeno ora siamo piu’ su un livello paritario con le donne!! Per quanto riguarda la boschi, figlia di uno coinvolto nel crack di banca etruria che ha rovinato migliaia di risparmiatori,perchè non parla di quelli del pd che sono accusati di aiutare psicologi e giudici a rubare i bambini da famiglie sane?Fanno veramente schifo i soggetti che si ergono a moralisti quando hanno migliaia di scheletri nell’ armadio.

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