Roma, 24 gen – Sulla Rai ci dicono che dobbiamo vergognarci di essere italiani per la vicenda del Cara di Castelnuovo di Porto perché gli immigrati sono esseri umani e non merce spostabile qua o là. Non ci saremmo mai arrivati da soli, perché solo chi gode della vista Colosseo o Duomo dalla finestra della cucina può interpretare davvero i disagi di chi “sta venendo deportato”. Eccola qua la sinistra bon vivant in fregola di umanitarismo accattone a fasi alterne, ossia quando la battaglia per vietare i calendari del Duce viene momentaneamente congelata. E sempre che le due non possano coesistere, perché secondo la mente illuminata della sinistrella salottiera annoiata il fascismo è eterno e si palesa ai nostri occhi sotto varie forme, tra le quali v’è la insopportabile durezza del ministro Salvini. Questo scollamento tra “la gente” e l’élite autonominatasi eterna si materializza nella banconota regalata all’immigrato che chiede spicciolame fuori da un supermercato e al quale non si può negare un minimo di pietismo: eccolo là lo schiaffone dato al popolino insensibile e incapace di mettere l’accento sui sentimenti importanti nella vita di un uomo: io posso permettermi di far la carità al negretto che ho voluto far entrare per pietà, mentre voi no, voi siete degli straccioni ridondanti di concetti vetusti e incollati al principio di realtà.

La conduttrice fresca di messa in piega tenta di commuoversi di fronte al servizio dell’immigrato giovane che aveva iniziato a giocare a pallone in quella squadra ma che ora, con quel nazista di Salvini e le sue leggi razziali, verrà deportato chissà dove e perderà gli amichetti. “Ma era necessario tutto questo? Ditemi se era necessario”, urletta inviperita mentre il bergogliano in collegamento si straccia le vesti per le carceri libiche (mai una volta per i cristiani decimati nei paesi islamici), con la giornalista impegnata che scuote la testa (è quella che si vergogna d’essere italiana) e col deputato di sinistra, ingolfato dall’ingozzata da seimila euri, che minaccia di andare a boicottare la deportazione. Ma che bel quadretto, ma che adorabile presepe di code di paglia e di orfani del marxismo allo sbando più totale. A questi trinariciuti, per dirla alla Guareschi, sta però andando tutto storto. Il sentimento generale è mutato, la tecnica del discredito morale è ormai roba vecchia da liceo anni settanta ove si celebravano i processi dei Ramelli, le petizioni all’insegna del pietismo purchessia e della carità coi soldi e col culo altrui rimangono deserte e i processini con le scartoffie della Murgia su come divenire fascisti vengono visti per quello che sono, ossia delle farse.

La faccia di Saviano, poi, non fa più effetto. La creaturina della tivù commerciale che ha trasformato la propria vita in una serie in stile Narcos ha finito le cartucce, spara a salve, fa solo rumore. Con la condanna per aver scopiazzato da altri per scrivere quel manifesto per i buoni cittadini chiamato Gomorra ha cessato d’esistere, oltre al mito di ‘o scrittore, anche quello dell’antimafioso eletto a eroe universale che benedice tutti dall’altare della purezza e ascolta le confessioni dei comuni mortali. È magnanimo come tutti quelli della sua razza (pochi, a dir la verità), ma il perdono lo si guadagna facendo ammenda per i propri peccati: non essere stati ignobilmente e sufficientemente ipocriti. Pensate che questo imam del perbenismo, tra una fatwa e l’altra, ha ricordato gli ultimi dodici anni vissuti sotto scorta con una vignetta in cui lui compare ombroso, diffidente e triste in mezzo a una folla di sconosciuti. Ecco, l’imbarbarimento dei sentimenti lo hanno generato quelli come lui, i frignoni e gli indignados speciali, quelli che si sobbarcano tutti i mali del mondo, quelli che solidarizzano con tutti, quelli dalla parte del bene sempre e comunque e con la lingua di legno rigidamente orientata dalla parte giusta. Nessuno più gli crede e si è generato un moto di coraggio che ha portato la massa di gente comune a rispondergli che nessuno gli ha mai chiesto di scrivere Gomorra e che dopo tutti questi anni ha rotto le palle col suo frignacciume trendy. Perché se desideri una vita serena e tranquilla ma scrivi un libro sulla camorra il problema è tutto tuo. Anche gli eroi antimafia possono essere mandati a fanculo, sia chiaro.

“E i terremotati?” Il blob social mondano ci ha detto che, in un contesto di risorse limitate, mettere sui piatti della bilancia gli interessi delle due parti, italiani e stranieri, significa fomentare odio e violenza. La loro predica non finisce mai eppure le loro cattedrali cadono a pezzi e si svuotano. Come accade a don Biancalani a Pistoia, dove gli unici rimasti al suo fianco sono i gruppettari da centro sociale che il nobil concetto di okkupazione ce l’hanno nel sangue e si prodigano affinché il proletariato de’ noantri trovi il giusto spazio nel paese più razzista della storia dell’uomo. Ci accolsero la scorsa estate, in un torrido pomeriggio di luglio, ghignando perché “questo giornale, per me, dovrebbe chiudere”. Forse pensavano di trovarsi di fronte alla solita marmotta pronta a rimettere la testa sotto terra. Purtroppo per loro, al contrario, esiste gentaglia, ed è la maggioranza, che le loro invettive le agguanta e se le appende al petto come medaglia al valore. Non tutto è sacrificabile sull’altare della correttezza politica e il loro salottismo mediocre, quel raccontarsi la storia dell’uomo nero cattivo e dei “liberatori”, è roba vecchia. Vi rimane Che tempo che fa. Fatevelo bastare.

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. Questi indegni cumunistoidi, ignobili parassiti a carico degli italiani che lavorano e producono, passano le loro giornate a difendere la fecciaglia clandestina , anch’essa parassita , protetta da una casta burocrate comunista ed indegna……. vadano a lavorare questi vigliacchi mentitori e affamatori del popolo italiano. Razzisti anti-italiani e senza onore.

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