Roma, 18 giu – Che il sindacalismo di sinistra non stia attraversando un periodo roseo è risaputo. Ma ora arriva un’altra tegola. Secondo un rilevamento Ipsos, infatti, un corposo 40% dei tesserati Cgil ha votato Lega e Cinque Stelle. Non proprio una notizia incoraggiante per il sindacato diretto da Maurizio Landini, uno degli ultimi operaisti rossi rimasti a sinistra. Il problema è che ora il rosso accesso della Cgil si tinge di forti tonalità gialloverdi.

Una Cgil gialloverde?

Sempre secondo l’autorevole istituto demoscopico, le simpatie degli iscritti Cgil vanno per il 18,5% alla Lega e per il 19,9 al M5S. Il primo partito rimane certamente il Pd con il suo 44,8%, ma la crescita di elettori gialloverdi è vertiginosa. Basti pensare che il Carroccio ha incrementato i suoi consensi partendo dal 10%. In pratica, li ha raddoppiati. Che molti operai votino Lega non è certo una novità ma – come spiega l’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati (1994-2002) – «molti tesserati votavano già la Lega di Bossi, ma il fenomeno era circoscritto a Lombardia, Veneto e parte del Piemonte». Ora, invece, il Carroccio raccoglie le simpatie di un iscritto su cinque.

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Conte e Salvini piacciono agli operai

Oltre ad analizzare le preferenze per i partiti, Ipsos ha anche raccolto dati sui gusti degli iscritti in fatto di leader. Ebbene, ben il 58% dei tesserati Cgil ha detto di apprezzare molto il premier Giuseppe Conte, seguito da Matteo Salvini con indici di gradimento che raggiungono il 44%. In buona sostanza, quasi la metà dei lavoratori Cgil ha fiducia nel leader della Lega. A breve distanza, precisamente al 39%, completa il podio Luigi Di Maio. A spiegare questa apparente anomalia ci ha provato Mattia Forni, ricercatore Ipsos: «Il sindacato viene sempre più percepito come un fornitore di servizi, più che come un trasmettitore di valori o un contenitore politico. Per cui non c’è incoerenza, secondo i tesserati, a far parte della Cgil, apprezzandone l’aiuto sul lavoro, per quel che vediamo, e poi votare a destra».

Valerio Benedetti

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  1. Abolire i sindacati. Favorire la contrattazione privata tra dipendente ed azienda. Vogliamo meritocrazia, basta livellamento, basta egualitarismo.

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