Roma, 7 ott – Khalid Chaouki, parlamentare marocchino del Pd, è il coordinatore dell’intergruppo cittadinanza e integrazione. Ha appena aderito allo sciopero della fame per lo ius soli perché ci tiene a riconoscere il diritto di cittadinanza ai nuovi arrivati. Dei diritti degli stranieri Chaouki è d’altronde un paladino, cosa ovvia penserete voi, è lui stesso uno straniero. Peccato sia al contempo un deputato al Parlamento italiano e in quanto tale dovrebbe occuparsi prima dei cittadini italiani. Peccato poi che non versi i contributi all’assistente da circa 5 anni per un totale nell’arco dell’intera legislatura di circa 12.500 euro di mancati versamenti previdenziali.

La cintura nera dei diritti umani del Partito Democratico è quindi, rivela Il Fatto Quotidiano, un evasore fiscale. Si perché guarda caso pare si sia dimenticato di provvedere ai diritti della sua collaboratrice, nonostante le ripetute richieste di regolarizzazione, evitando appunto di pagarle i contributi. La donna ha portato così Chaouki in tribunale, ma il deputato Pd sempre attento ai diritti, si è dimenticato anche di presentarsi di fronte ai magistrati ed è stato da questi giudicato contumace. Non solo, il parlamentare marocchino è stato citato in giudizio anche per non aver pagato la tredicesima all’assistente, soldi a questa dovuti sulla base del nuovo contratto stipulato dopo l’entrata in vigore del renziano Jobs act (sostenuto dallo stesso Chaouki). In seguito al decreto ingiuntivo del giudice, il deputato è stato costretto a pagare la somma dovuta alla donna per la tredicesima. E’ però ancora debitore dei contributi non versati. La prossima udienza a riguardo si terrà il 20 febbraio 2018, a legislatura praticamente terminata. E’ poi quantomeno curioso che dalle carte del processo sia venuto alla luce che Chaouki è uno dei pochi deputati che, dopo due anni di cocopro, ha stipulato un contratto regolare alla Camera, sfruttando così gli incentivi previdenziali del Jobs Act. Evidentemente, non appena accortosi che tali incentivi non coprivano tutti i costi, ha deciso di ridurre le spese: non pagando i contributi all’assistente.

Il cittadino marocchino Khalid Chaouki, nato a Casablanca nel 1983, naturalizzato italiano, deve la sua fortuna politica al suo attivismo in associazioni islamiche. Entrato nelle grazie del gotha del Partito Democratico, dopo una lunga militanza nei Giovani Democratici viene paracadutato dall’alto nella lista, bloccata, Pd della circoscrizione Campania II dove nel 2013 viene eletto alla Camera dei Deputati. Da parlamentare si è distinto per occuparsi unicamente di politiche riguardanti l’immigrazione e per la criminalizzazione di Assad, unita ovviamente al sostegno dei ribelli siriani (rivelatisi poi quasi tutti jihadisti). Nel 2013 Chaouki chiese che venisse servito cibo halal (cibo consumabile per i musulmani) al ristorante del parlamento, perché altrimenti venivano lesi i suoi diritti di musulmano. “Nelle crocchette che dovrebbero essere vegetariane viene servito del prosciutto”, protestò il deputato marocchino. Non parlava altro che di diritti, Chaouki. Adesso deve pagare 12.500 euro alla collaboratrice, non sarà mica perché è un suo diritto?

Eugenio Palazzini

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Commenti

commenti

4 Commenti

  1. Infatti vi vuole una nuova Costituzione e un nuovo ordinamento giuridico.
    Costituzione e leggi super italiane e tutta la merda fuori dall’ Italia

  2. Questo individuo in parlamento grida vendetta al mondo, dopo ciò che hanno fatto i marocchini nel 43 e che fanno tutt’oggi in tutta Italia con il loro personale concetto d’integrazione.

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