Roma, 11 set – Quanto piace all’Europa il nuovo Conte. La giravolta governativa del premier buono per tutte le stagioni è stata accolta da endorsement, plausi, applausi e lodi sperticate al nuovo corso italiano. Il repentino cambio di atteggiamento nei confronti dell’Italia da parte di personaggi del calibro di Macron e Moscovici, è a riguardo piuttosto emblematico. Oggi è arrivata però un’ulteriore conferma, che in realtà temiamo nasconda un bluff allarmante. “Chi non parteciperà” alla ripartizione degli immigrati a livello europeo “ne risentirà molto, in misura consistente, sul piano finanziario”, ha dichiarato Conte dopo un incontro con il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk.

Ripartizione e porti aperti

Secondo il primo ministro del governo giallofucsia, anche il meccanismo dei rimpatri deve essere gestito a livello europeo. Un passo avanti dunque verso un’equa ripartizione, per evitare che tutto il “peso” della gestione migratoria ricada sulle spalle dell’Italia? Non è propriamente così, perché in realtà il rischio effettivo è di aprire le porte (e i porti, ça va sans dire) più o meno a tutti i clandestini. A quel punto grazie alla fregatura della ripartizione potremmo dire che l’Europa ci sta aiutando, che gli altri Stati Ue non si voltano dall’altra parte e dunque va tutto molto bene, i rapporti sono cambiati e adesso Bruxelles non è più sorda alle nostre richieste. Il fatto è, con tutta evidenza, che ripartirsi gli immigrati irregolari non significa che l’Italia non li accoglierà, ma che semmai non sarà la sola a farlo.

Invito a nozze


E’ una sorta di invito a nozze per chiunque intenda imbarcarsi verso le nostre coste, perché gli stiamo dicendo: “Venite, qualcuno resterà qua, altri verranno ricollocati altrove. Ma in ogni caso le porte sono aperte”. Resta poi il problema della riforma del regolamento di Dublino sui flussi migratori. Conte su Facebook ha spiegato che a suo avviso è necessario superarlo, il regolamento. Il primo ministro ha specificato inoltre che “dobbiamo fare molto di più sui rimpatri con l’aiuto dell’Ue, anche su questo abbiamo la piena attenzione”. Questo perché “in Italia non possiamo dirci soddisfatti del sistema dei rimpatri”, i quali “dovranno essere gestiti a livello europeo, integrando gli accordi che devono essere a livello europeo non possono essere affidati agli Stati come l’Italia”.

Una sintomatica apertura

Tutto molto interessante, ma è sintomatico che tutti all’estero si dichiarino adesso d’accordo con Conte. A partire dalla Francia di Macron che “condivide” la “necessità di avere una politica europea dell’asilo”, come il “rafforzamento” di Frontex e la necessità di “fare evolvere” il regolamento di Dublino. Affermazioni della portavoce del presidente francese, Sibeth Ndiaye, che ha risposto a una domanda sull’argomento rivoltale dall’Ansa. Fermo restando che si tratta soltanto di parole, leggibili oltretutto in vario modo (“far evolvere” il regolamento di Dublino significa tutto e nulla), questa improvvisa apertura sulla questione migratoria è in realtà un campanello d’allarme che evoca l’apertura dei porti.

Eugenio Palazzini

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4 Commenti

    • Fosse così,caro Commodo,mi vedo già in tasca il passaporto per il Canada.
      Proprio l’ultima cosa che vorrei vedere una Italia invasa da gente mai invitata e che parla pure il mio dialetto(uno degli aspetti che rappresenta una forma di totale dominio in falsissima assimilazione)

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