Roma, 31 ago – Il ministro dell’Economia Giovanni Tria frena il vicepremier Luigi Di Maio sui conti pubblici e incassa il plauso dell’Ue per la sua prudenza. Il governo gialloverde va all’assalto del Tesoro per fare la riforma delle pensioni e varare il reddito di cittadinanza – due capisaldi del programma elettorale – ma il titolare del Mef chiude i cordoni della borsa. Il punto è il deficit: niente tre per cento chiesto da Di Maio, ma nemmeno lo 0,9 del governo Gentiloni. Tria, nel braccio di ferro con Bruxelles, punta all’1,5 per cento, che significa un margine di dieci miliardi di euro di spesa pubblica in più.
Per il governo Lega-5 Stelle si apre la fase più delicata: entro la fine del mese va presentata alla Commissione Ue la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Con le cifre per il 2019. I mercati stanno appollaiati come condor in attesa di banchettare, perché se l’Italia andrà allo scontro finale con l’Ue si scatenerà il fuoco incrociato di abbassamento di rating, spread alle stelle e tutta la speculazione finanziaria che ne scaturirebbe. A tal proposito, oggi al 99% arriverà il taglio del rating dell’Italia da parte di Fitch.
Ma non è escluso che il governo italiano dia retta a Tria, anche perché le elezioni europee si avvicinano (maggio 2019) e né a Salvini né a Di Maio converrebbe arrivare alle urne con l’Italia sotto attacco speculativo.
Sul fronte Ue, il commissario per gli Affari economici e monetari sentenzia: “L’Italia non può lamentarsi della Commissione europea” che “è sempre stata al suo fianco per sostenere la crescita”, ora “ci aspettiamo uno sforzo strutturale corposo”. In un’intervista al Sole 24 Ore, Pierre Moscovici ha ricordato che “all’Italia nel 2018 è chiesta una riduzione dello 0,3% rispetto allo 0,6% del Pil previsto dalle regole. Uno sforzo dimezzato a causa della fragilità della ripresa”. Poi il passaggio-chiave che la dice lunga su come l’Ue prenderebbe in considerazione flessibilità eccessive: “Naturalmente incoraggio il governo a fare in modo che l’esecuzione del bilancio sia prudente e rispettosa degli impegni dell’Italia in modo da minimizzare i rischi di deriva dei conti quest’anno. E’ un messaggio che ho trasmesso al ministro dell’Economia Giovanni Tria, un interlocutore che ritengo serio e ragionevole“, sottolinea il commissario. Con l’Italia, ha spiegato Moscovici, “inizieremo presto le discussioni sul bilancio per il 2019. Alla luce di alcune dichiarazioni, le discussioni rischiano di non essere facili, ma farò di tutto perché siano costruttive malgrado il tono in alcuni casi scortese di queste affermazioni e malgrado l’orientamento di bilancio che fanno presagire“.
Per il commissario europeo “è nell’interesse dell’Italia controllare il debito pubblico”. L’Italia, ha sottolineato Moscovici, “è di gran lunga” il Paese che “più ha beneficiato di flessibilità di bilancio, secondo le nostre regole”. “Nel corso degli anni”, ha ricordato, “abbiamo tenuto conto di circostanze eccezionali: la sicurezza, i terribili terremoti, l’emergenza migratoria. Chi fa un processo alla Commissione fa un processo assurdo alla luce dei fatti”. Moscovici ha precisato che “il 3% del Pil non è un target, ma un tetto. L’obiettivo è risanare il debito, come ho già detto. Un disavanzo superiore al 3% del Pil”, ha avvertito, “provocherebbe difficoltà che non voglio neppure immaginare”.

Sempre dall’Ue per la Lega invece arriva anche il pressing “interno” dell’alleato di centrodestra. “Salvini deve fare attenzione: i 5 Stelle lo stanno trascinando su posizioni di estrema sinistra. O strappa subito e pone fine ora a questo governo contro natura o rischia di pagare un prezzo alto, altissimo. La Flat tax non la fa con Di Maio, la fa con noi. Con un centrodestra che deve tornare al governo unito“. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani in un’intervista a Avvenire. Il vicepresidente di Forza Italia più che il rischio di un attacco speculativo ai danni dell’Italia vede “la diffidenza degli investitori e una fiducia che cala. Nell’Italia della triade Conte-Salvini-Di Maio non c’è una politica industriale, non si capisce quale sarà la politica fiscale, si mettono in discussione le grandi opere e si parla di nazionalizzare Autostrade… Una follia”. “Davvero Salvini vuole le strade di tutta Italia come le strade di Roma? Il quadro è brutto, ma io sono italiano e lavorerò senza risparmiarmi per il mio Paese. Mi auguro che facciano una manovra economica credibile, che prendano decisioni efficaci. Le battutine dei commissari Ue io nemmeno le ascolto”, conclude Tajani.
Adolfo Spezzaferro


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