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Giorgio de Capitani

Roma, 4 set – “Datti una calmata, rifletti, non scrivere stronzate, e implora in ginocchio la clemenza della giustizia indiana!”. No, non sono le parole di un giovane militante di SEL o di un autonomo di qualche centro sociale, a dirle è stato Don Giorgio De Capitani, parroco del comune di Dolzago (LC). Per capire cosa possa spingere un uomo di Chiesa a rispondere in questo modo allo sfogo di Giulia Latorre, figlia di Massimiliano Latorre, uno dei due Marò ingiustamente imprigionati da quasi 3 anni in India, occorre fare un’analisi del personaggio. Don Giorgio è stato per anni il parroco della parrocchia di S. Ambrogio al Monte sita nella frazione Monte del comune di Rovagnate (LC) prima di essere trasferito dalla Curia a Dolzago a settembre del 2013. Questo trasferimento coatto, alla soglia dell’età pensionabile, è imputabile al comportamento molto poco “cristiano” tenuto da Don Giorgio nel corso degli anni. Costui, dal pulpito della chiesa di Monte e dal suo blog (www.dongiorgio.it), si è sempre lanciato in invettive a dir poco colorite contro la politica di governo, ed in particolar modo contro PDL e Lega Nord. In particolare i suoi anatemi si sono spesso rivolti contro Berlusconi: non è un segreto che abbia auspicato l’intercessione divina più volte augurando al Cavaliere colpi apoplettici e di finire in bocca a Lucifero (“Signore fai venire un ictus al Cavaliere” e “Dio spedisci quel porco di Berlusconi all’inferno”).

L’attacco di Don Capitani sul suo profilo Facebook

Questo suo antiberlusconismo militante, che fa impallidire quello di Sabina Guzzanti o di Gad Lerner, ha spinto il medico personale del Cavaliere, il dottor Zangrillo, ad un gesto di stizza durante una messa nel luglio del 2009, quando il dottore diede del terrorista a Don Giorgio, regalandogli l’ennesimo quarto d’ora di celebrità sulle cronache locali e nazionali. Ma Berlusconi non è l’unico bersaglio del “prete bolscevico”, costui ha un particolare debole per la Lega Nord e per i suoi militanti, arrivando a definirli dei “rozzi e ignoranti” propugnatori di una “rozza ideologia frutto di un analfabetismo culturale e politico”; come se non bastasse durante un’omelia auspicò che i leghisti fossero scomunicati: fulgido esempio di pietas cristiana. Ma non è tutto. L’attuale parroco di Dolzago arrivò a definire i militari italiani dei “mercenari, farabutti e criminali” in occasione della morte di 6 Parà a Kabul nel settembre del 2009. Chiaramente ci fu chi non la prese bene, del resto se si semina vento si raccoglie tempesta, diceva l’adagio popolare, e così ricevette la visita a domicilio di un ex paracadutista che, stando alle sue dichiarazioni, lo minacciò di morte; minacce molto poco serie se la pattuglia dei Carabinieri avente l’ordine di vigilare sulla sua incolumità restò solo un paio di giorni davanti alla canonica.


Le invettive dal pulpito (o dal blog) non sono le uniche armi di cui si fa forte Don Giorgio, difatti tra febbraio e marzo del 2011, presso l’oratorio della parrocchia di Monte ha organizzato una serie di conferenze: sul mistero della Trinità? Sul valore dell’eucarestia? Sul simbolismo mariano? Nient’affatto! Sul pensiero di Carlo Marx: quattro serate in cui Paolo Raffaldi, docente di storia e filosofia, spiegava i fondamenti della dottrina del filosofo tedesco; questo non deve stupire dato che Don Giorgio si è sempre scagliato con vigore e con l’atteggiamento colorito che lo ha sempre contraddistinto contro la proprietà privata e contro la “ricca Brianza”. Bisogna riconoscere che durante le sue messe la piccola chiesa di Monte era stracolma di gente, tocca però capire quanti vi venissero per sentire il Vangelo, così bene interpretato e spiegato dal parroco “bolscevico” (gliene va reso atto) oppure solo per assistere ai suoi sproloqui antiberlusconiani e antileghisti come si assiste ad uno spettacolo di cabaret.

Giulia Latorre col padre Massimiliano

La risposta a Giulia Latorre, che si può ancora leggere nel suo blog e sulla sua pagina di facebook, nonostante i passaggi deliranti tipo: “Ma ciò che veramente mi ha lasciato di stucco è vedere il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, prendere di corsa, di notte, l’aereo e volare in India per conoscere lo stato di salute di tuo padre. Cosa veramente allucinante! Da non credere!” assume quindi una ben precisa connotazione logica ora che è stato inquadrato il personaggio: un po’ come lo scorpione che pungeva la rana nella favola di Esopo, Don Giorgio non può che continuare sulla stessa linea che lo ha sempre contraddistinto (sebbene non ne sia giustificato) anche quando si tratta di scagliarsi contro un’adolescente che non vede il proprio padre da quasi 3 anni e che ha appena avuto la notizia del suo malore, con l’aggravante di avere espresso una posizione colpevolista ormai ampiamente demolita dalle numerose prove accumulate in questi anni, ma di questo non gliene si deve dare una colpa come uomo, dato che troppi in Italia sono ancora colpevolisti in merito alla vicenda, ma come parroco, ovvero come uomo di Chiesa e figura di riferimento per la comunità cattolica locale, sì. Per lui, come per tanti altri che in questi 3 anni hanno giocato al massacro coi due Marò, vale sempre l’antico adagio popolare che recita: “un bel tacer non fu mai scritto”.

Paul Freiherr Von Humboldt

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