Roma, 28 dic – Il sovranismo, la crisi delle élite, ma anche le prime difficoltà per un discorso populista che da contestatario stenta a farsi concreta proposta di governo. Ecco i promossi, i bocciati e i rimandati del 2018 secondo Il Primato Nazionale.

GILET GIALLI 9 – Una mobilitazione dal basso, che non si è fatta strumentalizzare né intimorire, che ha affrontato una pervicace repressione, che si è posta al di là della destra e della sinistra, che ha saputo mantenere un alto livello di conflittualità, che ha evitato folclorismi e pagliacciate (do you remember “forconi”?). Non hanno fatto né faranno la rivoluzione, come una facile, ma fallace, narrazione ama raccontare, ma hanno dimostrato che il malessere cova anche in una delle capitali dell’Ue.

MATTEO SALVINI 7– – Impossibile bocciare l’uomo che ha preso la Lega nord al 4%, l’ha portata alle elezioni al 18% e viaggia ora intorno al 30% dei consensi. L’uomo che è andato al governo da azionista di minoranza di una sbilenca alleanza ribaltando da subito i rapporti di forza, ha quasi pensionato definitivamente Berlusconi, è divenuto la bestia nera dei progressisti. Fa discutere, ed è effettivamente più che discutibile, il suo stile comunicativo. Ma se vengono i risultati, quello resta rumore di fondo. Se i risultati non vengono, i selfie cominciano in effetti a sembrare imbarazzanti. Sul contenimento degli sbarchi, i risultati ci sono, sul resto si poteva fare molto meglio. E magari non fare i bulletti con l’Ue senza avere la forza di agire di conseguenza. Serve più politica e meno buongiornismo.

L’OPPOSIZIONE AL GOVERNO 1 – Se la narrazione vincente dei populisti è quella del “popolo contro le élite” è anche e soprattutto perché i loro nemici hanno rivendicato per primi il concetto, ma ponendosi dalla parte delle élite. Partiti e gruppi editoriali di sinistra che dichiarano guerra al proprio popolo, che si trincerano dietro uno snobismo di casta, dietro un pregiudizio di censo. Antropologicamente insopportabili e politicamente suicidi. Sono i migliori alleati di Salvini.

BASHAR AL ASSAD 8+ – Festeggia un nuovo Natale alla guida della Siria, dopo aver affrontato prove che avrebbero disarcionato anche il più spavaldo dei leader occidentali. Ora che il terrorismo torna a rialzare la testa, il capo siriano resta un esempio di tenacia e fermezza.

EMMANUEL MACRON 3 – E’ andato al potere con il bonus del “baluardo antifascista” e poi ha fatto esattamente quello che doveva scongiurare con la Le Pen all’Eliseo: gestione personalistica e opaca del potere, una sorta di sicurezza privata che si fa beffe dei protocolli, repressione selvaggia del dissenso. In più, l’uomo mostra limiti caratteriali profondi. Se questa era la speranza dei liberali contro la minaccia populista, il populismo ha il futuro assicurato.

SILVIO BERLUSCONI 4 – Irrigidito e rancoroso, si è calato per ragioni meramente personali nel ruolo del bacchettone liberale, sulla scia di quelli che l’hanno disarcionato. Il Berlusconi alfiere del popolarismo perbenista fa sorridere, quello che non stringe la mano al premier Conte sembra la reincarnazione di quei burocrati fighetti nordeuropei che facevano lo stesso con i suoi uomini, nei primi summit internazionali dopo il 1994.

L’UNIONE EUROPEA 2 – Un’istituzione che continua a proporsi esclusivamente come esattore, come ragioniere, come poliziotto o come spacciatore di illusioni Erasmus per giovani a ruota di utopie multiculturali. Non sa spiegare ai popoli europei perché debbano stare insieme, finendo quindi per acuirne i contrasti. Se non cambia marcia, a breve si scaverà di fatto la fossa da sola.

IL PRIMATO NAZIONALE 10 – Va bene, suona un po’ autocelebrativo. E in effetti lo è. Ma il 2018 è stato anche l’anno in cui l’avventura della nostra rivista, iniziata nei mesi finali del 2017, si è consolidata e affermata, riempiendo un vuoto che restava incolmato dai tempi, probabilmente, dell’Italia settimanale. Un’impresa folle, economicamente e metapoliticamente, che tuttavia, proprio in virtù di questa scintilla di pazzia, sta dando frutti in entrambi i sensi, senza peraltro pregiudicare la qualità dell’informazione offerta sul nostro sito, che ha fatto anch’essa notevoli passi avanti. A proposito: vi siete ricordati di sottoscrivere l’abbonamento?

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. …do you remember Forconi? Caro Scianca qui sbagli, manco’ l’appoggio, anche di quelli che oggi scrivono peste e corna di quel tentativo di insurrezione come te, non il coraggio di chi partecipò e venne preso per il culo da gente come Danilo Francesco etc etc. Prima di parlare di cose che non conosci fai come sempre hai fatto prima: informati

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