Roma, 6 giu – Se l’ala governativa del Movimento 5 stelle tende ad abbassare i toni dopo la legnata elettorale delle europee, garantendo così la tenuta del governo gialloverde, la parte più movimentista, più barricadera del partito, non cessa le ostilità nei confronti degli alleati di governo e del rigorismo voluto da Salvini. È il caso di Gianluca Rizzo, presidente della commissione Difesa della Camera, il quale ha firmato una interpellanza parlamentare, con altri trentatré parlamentari grillini, pesantemente critica verso lo sgombero di quattrocento rom del campo nomadi di Giugliano, in Campania.

Nello specifico viene chiesto al governo di “assicurare una sistemazione definitiva ai 400 rom che sono per strada dopo sgombero del campo”, chiedendo la applicazione “della strategia di inclusione e integrazione dei rom e dei sinti messa in campo dalla Comunità europea”. E già suona strano questo ritorno di fiamma tra Unione europea e grillini della vecchia scuola, i quali teorizzavano fino a non molto tempo fa la stroncatura tra Italia e resto dell’Europa. Sembra che, pur di mettersi di traverso col governo a trazione leghista, darebbero ragione al diavolo in persona, esponendosi al contempo alle critiche di chi ravvisa in questo comportamento un ambiguo cambio di direzione.

Lo sgombero risale al 10 maggio mentre l’interpellanza al 31, proprio come se fosse stato necessario, tra una data e l’altra, fare la conta di coloro che avrebbero firmato quello che è paragonabile a un atto d’accusa del governo e del settore governativo del Movimento. La prima firma, guarda caso, è di Gilda Sportiello, una grillina fedele a Fico. Poi compare il nome di Carla Ruocco, tra i grandi sostenitori dell’impeachment per Di Maio. E ciò avviene al netto del voto su Rousseau che ha consacrato nuovamente, con circa l’80% dei voti, Di Maio capo politico del Movimento. Il risultato però non interessa alla “succursale italiana di Podemos”, ossia quel mondo militante e gruppettaro che manda i suoi big, come Dibba, nel terzo mondo per scoprire come (dis)integrare il nostro e, al loro ritorno, lisciano come un gattino la Gretina ambientalista tutta treccine e buoni sentimenti verso Terra mammà. L’allineamento di Giggino Di Maio a un partito come la Lega che sostituirebbe le pale eoliche coi termovalorizzatori in cui brucerebbe le tonnellate di immondizia prodotte anche nei campi rom, proprio non gli va giù.

I legalitari pro rom

Eppoi c’è la questione dell’approccio che la politica ha con problemi sociali e culturali come quello dei campi rom e dei rom stessi in Italia. Già la Raggi si è indignata pesantemente per le proteste in occasione della sistemazione dei rom nelle periferie romane, stracciandosi le vesti per ciò che è stato urlato sebbene sia successivamente stato ampiamente dimostrato il contrario. Oggi addirittura il plotone di grillini chiede che quei rom sgomberati vengano sistemati al più presto, esattamente come se si meritassero quel genere di favoritismi indecenti e per ottenere i quali non hanno mai e in alcun modo lavorato.

Già, perché per godere del welfare statale si deve pagare tasse e cooperare per il progresso dell’intero paese, evitando di chiudersi in campi provvisori, trasformandoli in porcili e fucine di illegalità dalle quali poi si vuol evadere per ottenere gli alloggi popolari a spese del contribuente. Il nocciolo è tutto questo, la rabbia deriva da questo punto e il clima invivibile che si crea attorno a ogni campo rom basta per desiderare di averli quanto più lontano possibile. Ma i Cinque Stelle si sono imborghesiti e anziché con l’autobus utilizzato da Fico a volte sfrecciano pure sulle auto blu, forse per evitare cronisti perplessi e cittadinanza incazzata. Col paradosso che coloro che dovevano aprire il parlamento come una scatola di tonno, per permettere agli italiani perbene di guardarci dentro, adesso pasteggiano a suon di aragoste e buonismo col culo degli altri.

Lorenzo Zuppini

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