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Roma, 9 giu – E’ un caso il piano Colao, ossia il documento della task force per la crisi economica scatenata dal lockdown guidata appunto da Vittorio Colao, il super manager ingaggiato dal governo per rilanciare il Paese. Ancora una volta infatti c’è stata una fuga di notizie, tanto che alcuni ministri hanno lamentato di essere venuti a conoscenza della relazione dalla stampa, invece che dal premier Giuseppe Conte. E mentre le anticipazioni sul contenuto del rapporto rimbalzavano sui media si è consumato un nuovo giallo che scuote la maggioranza giallofucsia. A quanto pare infatti la relazione sarebbe stata firmata da tutti i componenti della task force ad eccezione di una, l’economista Mariana Mazzucato, consigliere del premier e punto di riferimento dei 5 Stelle per le questioni economiche. Palazzo Chigi dal canto suo non smentisce. Fonti del governo riferiscono che probabilmente si tratta di divergenze sull’impostazione finale del piano Colao. Pare però che la Mazzucato abbia bocciato la relazione definendola “ultraliberista”. Come è noto, l’economista è una fautrice di una maggiore presenza dello Stato nell’economia e questo spiega il dissenso. Conte dal canto suo accusa bene il colpo e anzi prende le distanze dal documento.

Conte prende le distanze dalla relazione: “Contributo importante, ma non politico”

Il piano Colao, chiarisce il premier, “è un contributo importante, ma non politico”. E a decidere del rilancio del Paese – assicura Conte – non saranno i tecnici, ma la politica (incredibile ma vero, visto che finora gli esperti hanno deciso al posto del governo come gestire il lockdown). A quanto apprende l’AdnKronos, il premier si sarebbe espresso in questi termini nel corso della riunione con i capi delegazione dei partiti di maggioranza, presenti anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Conte inoltre ci ha tenuto a precisare che il documento Colao – diffuso dalle agenzie di stampa prima che ne prendessero visione i ministri – non sarebbe trapelato da Palazzo Chigi.

I sei capitoli del “libro dei sogni” della task force

Nel dettaglio, il piano Colao si sviluppa in sei punti, dal rinvio delle imposte sui redditi, alle misure per far emergere lavoro nero e scoraggiare il contante, fino alla disciplina dello smart working, il lavoro da casa, la fibra ottica ovunque e lo sviluppo della rete 5G. Due mesi di lavoro per produrre un documento che a detta di diversi esponenti dell’opposizione “copia e incolla” molte proposte del centrodestra mai ufficialmente accolte dalla maggioranza giallofucsia. Al di là dei toni altisonanti e dagli slogan ad effetto, i sei capitoli – Imprese e lavoro come “motore dell’economia”; Infrastrutture e ambiente come “volano del rilancio”; Turismo arte e cultura come “brand del Paese”; Una Pubblica amministrazione “alleata di cittadini e imprese”; Istruzione, ricerca e competenze “fattori chiave per lo sviluppo”; Individui e famiglie “in una società più inclusiva e equa” – della relazione contengono tanta fuffa e poche indicazioni concrete. Un fatto curioso, considerato che si tratta del frutto di una “tempesta di cervelli” di super tecnici.

Colao si sente come Cincinnato

Dal canto suo, Colao dice: “La nostra parte l’abbiamo fatta. Volevamo aiutare il governo ad uscire dalla paralisi nella quale si trova il Paese, e ora possiamo dire ‘missione compiuta’. Adesso tocca alla politica“. Intervistato dalla Stampa, il capo della task force si dice “molto soddisfatto, abbiamo fatto un ottimo lavoro, 46 pagine di sintesi più 102 idee per il rilancio di un’Italia colpita da una crisi senza precedenti”. Poi Colao ammette: “Parliamoci chiaro, non sarebbe neanche giusto nutrire chissà quali aspettative miracolistiche sul nostro pacchetto. Ma qui si tratta di aiutare il governo a uscire da questa crisi, trasformando l’emergenza in opportunità”. Ecco di nuovo la narrazione tanto cara al premier secondo cui la crisi economica è l’occasione giusta per fare grandi cose (quando intanto andrebbero semplicemente dati i soldi a famiglie e imprese). Insomma, ribadisce l’ex ad di Vodafone, “non sta a noi decidere. Io il mio dovere di manager l’ho fatto. Adesso, come Cincinnato, me ne torno ai miei orticelli“, conclude Colao con un paragone un poco sproporzionato.

Tanti giallofucsia giudicano il piano deludente, slittano gli Stati generali dell’economia

Tra le fila dei ministri giallofucsia c’è chi giudica il piano deludente: è un libro dei sogni che elenca le bellissime riforme che si potrebbero fare un giorno e non offre indicazioni precise su come e dove investire per sanare l’economia messa in ginocchio dal lockdown sanitario. Questo spiega perché Conte ne ha preso le distanze – “è uno spunto tecnico, niente più” – visto che peraltro non è stato neanche firmato dalla “sua” economista. In ogni caso, a quanto pare, la relazione verrà presentata agli Stati generali dell’economia, che però – proprio a causa dei malumori nella maggioranza – slittano a venerdì. Per il premier la strada è più che mai in salita.

Adolfo Spezzaferro

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