Strasburgo, 12 feb – E’ ancora guerra tra il CdE e il governo giallo-verde. Dopo quella sulla xenofobia, il Consiglio d’Europa ha stilato infatti l’ennesima relazione-processo contro Salvini e Di Maio, in collaborazione con le organizzazioni partner della piattaforma del Consiglio per la protezione del giornalismo. Questa volta l’accusa ai due vicepremier è quella di mettere in pericolo la libertà di stampa. Il rapporto si intitola Democrazia a rischio: minacce e attacchi contro la libertà dei media in Europa. Ricordiamo sempre che il Consiglio d’Europa (CdE), essendo un’organizzazione internazionale di promozione di diritti umani, è estraneo all’Ue e non va confuso con organi di quest’ultima, quali il Consiglio dell’Unione europea o il Consiglio europeo. Nonostante lo strumento principale d’azione del CdE consista nel favorire convenzioni internazionali tra gli Stati membri, le iniziative del Consiglio d’Europa non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri.

l'”Retorica ostile ai media”

Insomma, secondo il report la libertà di stampa si sarebbe “deteriorata” nell’ultimo anno. “La maggior parte degli allarmi registrati sono stati inviati dopo l’insediamento del nuovo governo di coalizione il primo giugno”. Una critica abbastanza arbitraria, se non strumentale, visti i canoni con cui vengono redatte queste indagini. Si legge inoltre nel rapporto: “Di Maio e Salvini hanno regolarmente espresso sui social media una retorica particolarmente ostile ai media e ai giornalisti“, e aggiunge che “la crescente violenza contro i giornalisti è particolarmente preoccupante”, aggiunge il documento. Dal CdE si evidenzia il fatto che “ci sono ancora ventun giornalisti costretti a vivere in modo permanente sotto la protezione della polizia” e che “membri di gruppi neofascisti” sono fonti di attacchi e intimidazioni.

Il pupillo del CdE


Il Consiglio d’Europa accusa poi Salvini di avere eccessivamente preso di mira “protetto” Roberto Saviano, riferendosi alle minacce di rimuovere la scorta al giornalista. Ma in realtà il leader leghista aveva promesso proprio il contrario: “Voglio raddoppiare la scorta a Saviano perché se poi gli toccano un’unghia la colpa è mia“. A Di Maio, invece, viene rimproverato di aver “insultato i giornalisti” e di aver “avviato una politica di abolizione dei sussidi pubblici alla stampa”.

Cristina Gauri

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