Roma, 8 set – Tra le polemiche con Don Franco De Donno a Ostia, quelle per il centro di accoglienza al Tiburtino III e le richieste di scioglimento del movimento, che ogni tanto qualche giornalista o politico di sinistra avanza, per CasaPound il rientro dalle “vacanze estive” non è stato certo noioso. A Latina in questi giorni si tiene “Direzione Rivoluzione”, la festa nazionale del movimento della tartaruga che segna “l’apertura della stagione politica, un’occasione per fare il punto della situazione e confrontarsi anche con altre forze politiche” spiega al Primato Nazionale il vicepresidente Simone Di Stefano. Fari puntati soprattutto “sulle elezioni nazionali che si terranno tra sei mesi”, come spiega Di Stefano che assicura: “CasaPound sarà protagonista”.

Tra sei mesi si vota per le elezioni politiche. Il centrodestra è alle prese con la ricerca di una leadership e l’ipotesi di listone unico. Qual è invece l’obiettivo di CasaPound?

Vogliamo entrare in Parlamento e superare lo sbarramento del 3%. Se avessimo lo stesso spazio mediatico degli altri partiti lo supereremmo senza problemi. Vogliamo arrivare a Montecitorio per non lasciare carta bianca al centrodestra, gli elettori devono sapere che si tratta di una truffa. Non governeranno mai, l’obiettivo di Berlusconi è solo quello di prendere i voti e metterli a disposizione di un governo di grande coalizione. Noi vorremmo essere lì per vedere questo bluff del centrodestra, perché se veramente come qualcuno dice, si formasse un governo sovranista, per il blocco dell’immigrazione e leggi in favore della nazione contro lobby finanziarie e globalizzazione, noi lo voteremmo senza problemi. Siccome però siamo sicuri che questo non accadrà, avere CasaPound in Parlamento vorrebbe dire avere una forza politica determinata a contrastare il governo di grande coalizione e determinata a difendere gli italiani. Anche a costo, torno a ripeterlo, di far volare sedie e schiaffoni. 

Finalmente ieri il Viminale ha sciolto le riserve e confermato che il 5 novembre si voterà anche ad Ostia. CasaPound sarà in grado di raccogliere il consenso dei cittadini arrabbiati dopo due anni di commissariamento?

Le elezioni di Ostia sono un test davvero importante per valutare la tenuta dei 5 Stelle sulla città di Roma. I cittadini del litorale romano hanno visto il proprio territorio svenduto ai mafiosi dal Pd. Noi siamo pronti con il nostro candidato presidente Luca Marsella, ci aspettiamo un risultato eclatante. 

Parlando del tema immigrazione, in molti, anche da destra, stanno tessendo le lodi Minniti per i risultati ottenuti sul fronte emergenza sbarchi. Il ministro dell’Interno è stato bravo o è solo una mossa elettorale?

Io vado in controtendenza. Non sono per niente soddisfatto per come si è evoluta la faccenda. Gli sbarchi sono diminuiti radicalmente solo perché abbiamo pagato il pizzo al solito mafioso libico, che tiene gli immigrati segregati dentro i capannoni. Quando sarà il momento i capi mafia libici, le bande armate e generaletti che mangiano i soldi italiani, tenendoci sotto ricatto, riapriranno i capannoni e rimetteranno gli immigrati sui barconi. E ci richiederanno la tangente. Una nazione come l’Italia non può vivere sotto ricatto, serve un intervento militare in Libia che rimetta in ordine quella regione. Un ragionamento che dovrebbe essere condiviso da quella sinistra che si lamenta dei cosiddetti “lager” libici, della violenza di quelle bande armate che noi abbiamo pagato. Vogliamo andare a rimettere ordine in Libia o vogliamo continuare a vivere sotto ricatto, sulla pelle di questa gente massacrata nei “lager”? Noi siamo per l’intervento militare. 

E’ stata un’estate all’insegna della psicosi del “fascismo”, tra il Ddl Fiano, la spiaggia di Chioggia etc. Civati e altri esponenti di sinistra, sia del mondo politico che della stampa chiedono la chiusura di CasaPound. Preoccupato?

E’ una cosa già vista, chiedono la chiusura di CasaPound da 15 anni ma poi non è mai avvenuta. Adesso questi tromboni dell’antifascismo si sono ringalluzziti, possono andare in tv ad argomentare anche grazie a chi sceglie di manifestare in date roboanti come il 28 ottobre o di utilizzare i manifesti della Repubblica Sociale Italiana, con il solo scopo di accendere un faro sul proprio movimento.

a cura di Davide Romano

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