Roma, 12 lug – Prima la disabilità, poi la famiglia. Sembra avere corretto il tiro rispetto al predecessore Fontana il neo nominato ministro della Famiglia Alessandra Locatelli, che in un’intervista a La Stampa ha annunciato che la lotta alle «famiglie arcobaleno» non sarà più una priorità ma i suoi sforzi si focalizzeranno sulle criticità di tutte le famiglie in difficoltà, in particolar modo quelle dove sono presenti disabili. Il ministro annuncia anche  l’attuazione di misure che favoriranno l’aumento della natalità sul territorio dello Stivale, dopo il drammatico decremento subito in questi ultimi anni.

Tutelare le famiglie

Al discusso Congresso delle famiglie, di Verona, la Locatelli spiega di non essere andata, «ma non voglio distaccarmi totalmente da quella realtà. Sono cristiana e cattolica, ma la mia priorità da ministro non sarà quella di occuparmi delle famiglie arcobaleno o della legge sulle unioni civili. Sono qui per tutelare le famiglie, nel rispetto della Costituzione, delle leggi e dei diritti e cercherò di individuare delle misure utili a incrementare la natalità». Non farà guerra al gender, ma nemmeno sembra interessata ad accoglierne le istanze.

In prima linea per le disabilità

L’impegno per le disabilità, invece, scaturisce dalla volontà di «mettere a frutto le competenze di una vita. Ho lavorato a lungo in questo mondo e ci sono ancora barriere architettoniche, limiti nei percorsi educativi e lavorativi, risorse da incrementare per aiutare l’inclusione» declinando i finanziamenti (che recentemente sono stati soggetti a tagli) «in modo migliore, anche in base alle necessità. Per questo voglio conoscere i territori, le strutture, le associazioni che stanno facendo tanto e affrontano situazioni di fragilità».

La “sceriffa”

Poi parla delle vicende che la legano a Como, città di cui è vicesindaco e in cui la Locatelli ha condotto una guerra senza quartiere a immigrati e senza fissa dimora, guerra che gli è valsa il soprannome di “sceriffa“: «Como è una città di confine. Per colpa delle politiche migratorie dei precedenti governi si erano create situazioni non tollerabili e c’era bisogno di dare delle regole. Mi sento solo una persona in grado di dare risposte chiare ai cittadini».

Cristina Gauri

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