Roma, 26 set – Le elezioni politiche 2022 emettono verdetti chiari. Giorgia Meloni stravince se si parla di singolo partito come di coalizione di centrodestra, che prevale nettamente su quella di centrosinistra, ma con un “lato oscuro” se si pensa alla somma di essa con il terzo polo e il M5S. Vediamo perché.

Elezioni, la vittoria netta di FdI come partito e del centrodestra sul centrosinistra

Queste elezioni, come riportano i dati del Ministero dell’Interno, sui singoli partiti le distanze lasciano pochi dubbi. FdI guida la classifica delle formazioni in modo netto, oltre il 26% delle preferenze, mentre il Pd è secondo con il 19,3%. La sorpresa – un po’ preannunciata dai sondaggi degli ultimi giorni – è il M5s, che si può dire abbia subito una sorta di bizzarro “boom nel crollo dei consensi”: i pentastellati infatti si assestano sul 15%. La sorpresa in negativo – anch’essa un po’ anticipata dagli analisti – è la Lega, che non si limita semplicemente a navigare intorno al 10% come tutti pensavano, ma addirittura non riesce a raggiungere il 9%, rischiando pure il sorpasso di Forza Italia (8%). Il terzo polo non supera il 7,7%. I partiti dissidenti non superano lo sbarramento del 3% necessario per entrare nella nuova assemblea parlamentare. Non ce la fa ItalExit di Paragone (1,95% dei voti) e neanche Italia Sovrana e Popolare (1,1). Come coalizioni, non c’è storia: il centrodestra nel complesso registra oltre il 44% delle preferenze, contro un centrosinistra che non arriva al 27.

I risultati “lordi” mostrano un lato oscuro

Se i risultati sia di partito che di coalizione sono nettamente pendenti per il trio Meloni Salvini Berlusconi, molto meno lo rappresentano se prendiamo in esame la somma delle altre due coalizioni e formazioni, ovvero quella di centrosinistra, del M5s e del cosiddetto terzo polo, che insieme raggiungono una percentuale superiore al centrodestra, attestandosi su un 49% contro il 41. Per effetto della legge elettorale e del pur non eccelso premio di maggioranza, certamente, questo non conterà su base parlamentare, visto che alla Camera la futura coalizione di governo avrà circa 230 seggi su 400, e anche al Senato avrà piena autonomia, non rimanendo al di sotto dei 115 circa su 200. D’altro canto si certifica un fatto che conoscevamo: che il centrodestra è la maggioranza relativa, ma non assoluta del quadro politico italiano. Un quadro che d’altro canto dimostra ancora una volta un altro dato: quello di assoluta minoranza nel Paese di Pd e soci, nonostante la forza inossidabile che mostrano ad ogni nuova consultazione.

 

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