mmmmRoma, 23 ott – “L’immigrazione di massa verso l’Italia è fuori controllo e il governo statunitense potrebbe essere costretto ad affrontare il problema, se intende mantenere compatti i suoi alleati europei”. A dichiararlo è Mark Lawrence, tenente dell’Us Navy che si occupa di questioni navali per conto del Center for Strategic and Internazional Studies. Un allarme e al contempo una bocciatura, certo non disinteressati, che arrivano anche da oltreoceano, nei confronti di Mare Nostrum.

Il fallimento totale di questa operazione, varata dalla Marina Militare, è decretato innanzi tutto dai numeri: in un anno solare sono giunti in Italia circa 43 mila migranti, il 70% degli arrivi via mare in Europa, il 224% in più degli sbarchi verificatisi nel 2012. Se consideriamo anche i disperati salvati sui mercantili il numero dei soccorsi sale però a 150 mila, come ha precisato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’agenzia europea Frontex ha messo in campo 7 milioni di euro per far fronte all’emergenza, peccato però che Mare Nostrum costi all’Italia 9 milioni al mese, 330 mila euro al giorno, 110 milioni all’anno e circa 5 navi mobilitate di media quotidianamente.

Nel frattempo, come ha riferito il ministro Angelino Alfano, in Libia sono in attesa di imbarcarsi alla volta dell’Italia dalle 300 alle 700 mila persone. Per il ministro della Difesa Roberta Pinotti però “non ci sono in Libia interlocutori istituzionali stabili e quindi non possiamo ipotizzare accordi per bloccare i flussi migratori”. A rincarare la dose è il ministro degli Esteri Federica Mogherini: “il governo libico non ha il controllo del territorio quindi non possiamo prevedere rimpatri di migranti verso tale Paese”. E’ un dramma nel dramma quindi. Facciamo arrivare decine di migliaia di poveracci in un paese con l’acqua alla gola dal punto di vista economico, spendiamo milioni di euro per farli sbarcare e ospitarli e non mettiamo in conto neppure soluzioni per rimpatriarli.

INFOGRAFICA: scheda sull'operazione Triton di FrontexMa è possibile che l’Unione Europea non abbia pensato a soluzioni alternative a Mare Nostrum? Certo che si, ecco allora che prima ha creato Frontex per sostenere l’operazione italiana, accortasi poi della scarsa incisività di questa soluzione ha pensato bene di dar vita a Frontex Plus per garantire anche la “lotta alle mafie e agli scafisti sulle coste africane”. Naufragata, tanto per rimanere in tema, anche questa operazione ha escogitato l’ennesima soluzione dal nome mitico e più aggressivo: Triton. Un’operazione che partirà dal 1 novembre ma che non sostituirà né Mare Nostrum né Frontex, andrà soltanto a coadiuvarle. Di Triton si sa poco al momento, se non che 29 paesi Ue, la maggioranza dei quali (tra questi la Germania) ha messo a disposizione unicamente mezzi tecnici e non personale specializzato, spenderanno tutti insieme un totale di 2,9 milioni al mese, ovvero meno della metà di quanto spende l’Italia da sola, e che prevede il controllo delle acque internazionali fino a 30 miglia dalle coste italiane. Non è previsto quindi un impegno diretto sulle coste africane da dove i migranti partono.

Il ministro Alfano si è mostrato però entusiasta: “sarà la più grande e partecipata operazione europea nello scenario del Mediterraneo”. Caustico invece il segretario della Lega Matteo Salvini: “E’ una presa per il culo, Mare Nostrum cambia nome in Triton ma la sostanza è la stessa. Mandiamo in Africa i soldi che spendiamo qua e diamo priorità agli italiani”. Nel frattempo prepariamoci a sborsare milioni di euro e a ricevere centinaia di migliaia di poveracci. Parafrasando il verbo liberista: la concorrenza fa bene anche a chi non lavora.

Eugenio Palazzini

 

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