Roma, 3 set – Il nemico è alle porte, ma rischia di passare dall’entrata principale. Il giro di valzer, in effetti, è di quelli che fanno rumore: dopo aver costruito il proprio consenso attaccando frontalmente e senza tregua il Pd, il M5S si appresta a chiudere l’accordo con il «partito di Bibbiano» (Di Maio dixit). La residua speranza di una buona fetta della base pentastellata, a questo punto, si chiama piattaforma Rousseau. Sì perché sono in molti, tra gli elettori grillini, a non aver capito la volontà del movimento di fare il «patto con il diavolo» a tutti i costi. Ma anche tra alcuni massimi esponenti dei Cinque Stelle serpeggia un malumore che si è presto trasformato in insubordinazione.

Grillini spaccati

Gli schieramenti sono noti e ruotano attorno a due nomi: Beppe Grillo e Luigi Di Maio. Da una parte il fondatore e garante del movimento, dall’altra il capo politico. Grillo, che sta caldeggiando il «grande inciucio», ha addirittura attaccato Di Maio, accusandolo di sabotaggio. Il leader dei Cinque Stelle, invece, è ormai finito nell’angolo: ha rinunciato al posto da vicepremier e ora, non sapendo più che a santo votarsi, non gli rimane che sperare nella piattaforma Rousseau. Eppure la fronda anti-inciucio esiste. Tra i grillini dissidenti, infatti, spicca il nome di Gianluigi Paragone, che proprio non ne vuole sapere di governare insieme al Pd. Ieri, dai suoi canali social, ha quindi esortato i suoi follower a votare contro l’accordo, citando la celebre canzone di Vasco Rossi C’è chi dice no.


Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, che ha coagulato attorno a sé una piccola truppa di grillini frondisti. Lanciando l’hashtag #ioVotoNO, Barillari ha scritto senza mezzi termini: «Sono nato 5 stelle e di sicuro non morirò piddino. Non dimentico mafiacapitale. Non dimentico Bibbiano. Non dimentico i 1043 arrestati PD negli ultimi 7 anni».

L’ammutinamento dei senatori

Ma, oltre ai frontman della fronda, ci sono anche alcuni parlamentari pentastellati che, pur non facendo proclami, sono decisi a non votare la fiducia al Conte bis. È per questo che, come hanno confermato Matteo Salvini e Andrea Crippa (ossia segretario e vicesegretario della Lega), sono molti i grillini che hanno bussato alla porta del Carroccio per chiedere un futuro seggio in cambio del «no» al governo giallofucsia. Soprattutto al Senato, del resto, questa «transumanza» potrebbe essere fatale all’esecutivo Pd-M5S: i numeri della maggioranza a Palazzo Madama sono attualmente risicatissimi. Per questo, qualora vi fosse un ammutinamento dei frondisti, Conte e Zingaretti sarebbero costretti a più larghe intese con i rimasugli di Leu (che alzeranno la posta) oppure – e qui i Cinque Stelle farebbero l’en plein di incoerenza – a suonare al campanello di Forza Italia. Una situazione, se possibile, ancora più paradossale.

Valerio Benedetti    

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